22112017Headline:

Meno ospedale, ma molta più prevenzione

SANITA': IMPIANTATI IN TRE PAZIENTI ORGANI DI SIEROPOSITIVOLe patologie croniche non trasmissibili –  cardiopatie, diabete, cancro, disturbi respiratori cronici, malattie scheletriche, patologie da dipendenza, malattie psicologiche – ogni anno colpiscono in massa gli italiani: sono circa 3,9 milioni i diabetici, e 2 milioni e 250 mila vivono con una diagnosi di tumore. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese, con circa 250 mila decessi ogni anno.

La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol; ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Il Servizio Sanitario Nazionale investe solo piccole frazioni del suo bilancio per la prevenzione e per i principali fattori di rischio di tali malattie. Si tratta di malattie croniche gestibili con una corretta prevenzione, ma che, una volta instaurate graveranno per molti anni, spesso per tutta la vita con conseguente aggravio di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale.

La promozione di” buone abitudini di vita” non può essere solo una missione delle Asl, deve divenire un compito di tutta la società. La lotta agli sprechi e la priorità per la prevenzione devono diventare due direttive fondamentali di politica sanitaria: ciò vuol dire investire nella prevenzione e scegliere una direzione che paga anche se non sempre in termini di breve ma nel medio e lungo termine. Bisognerebbe ridisegnare il sistema attuale renderlo più adeguato ai bisogni dei cittadini, ad esempio attraverso la trasformazione dei posti letto tagliati in poliambulatori specialistici dove si fa solo medicina specialistica ambulatoriale e prevenzione; aumentando i posti letto e la qualità dell’assistenza agli anziani con  aree di degenza dedicate, riducendo loro  la tipologia di ricoveri attuali; sviluppare modelli di presa in carico permanente del paziente cronico, attivando strutture sul territorio integrate laddove possibile con i presidi ospedalieri e la medicina di base, integrando le varie professionalità sanitarie: abbattendo quella forma di “inerzia” serpeggiante in molte realtà sanitarie: andare  invece a conoscere modelli di appropriatezza esistenti nel nostro Paese….e rimettersi in gioco….

Dobbiamo attivarci per spostare la visione “ospedalcentrica” ad una che si volge  al territorio,: questa,  a mio parere, è la vera scommessa che la sanità deve attivare ed in questo la medicina preventiva, nell’accezione più larga del termine, può davvero essere lo strumento chiave per sciogliere la spirale dei costi, inefficienza e “malasanità”, che ogni giorno ci assilla dalle pagine dei giornali e dalla “voce del cittadino paziente. Tante sono le sperimentazioni in sanità gia in atto nel nostro paese e nella nostra regione: dal “desease management” alla “Casa della salute”, dal Country Hospital” ai “Reparti a degenza infermieristica”, tante se ne potrebbero aggiungere, l’importante è avere il coraggio e la voglia di cambiare la cultura del “curare”.

Oggi circa il 60 – 70% di accessi al Pronto Soccorso sono codici bianchi. Quindi non dobbiamo raddoppiare la sua capacità , aumentandone di conseguenza l’inappropriatezza. Dobbiamo far si che la maggior consistenza di quel 60 -70% venga intercettato prima e comunque abbia un luogo dove andare e a cui fare riferimento, in modo da evitare disagi… E questo si badi bene, senza risorse e costi esagerati, con la sola accortezza prevista anche dal decreto Balduzzi che introduce più trasparenza e merito nelle nomine di manager delle Aziende ospedaliere e sanitarie.  insomma, parafrasando M.Luther King: “we have a dream”:  “far fare sanità a chi la sa fare”!!!

 

Nella Asl viterbese, ai tanti professionisti competenti che lavorano nelle unità operative,è necessario garantire strumenti adeguati e dare voce alle loro idee, alle loro proposte, affinchè possano promuovere la prevenzione delle malattie croniche ed attuare politiche sanitarie che garantiscano una adeguata assistenza sanitaria ai cittadini. Non dimentichiamo che il diritto alla salute significa prima di tutto il diritto alla prevenzione.

 

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