22042018Headline:

Nella Tuscia per le imprese è allarme rosso

Il presidente della Camera di commercio Ferindo Palombella

Il presidente della Camera di commercio Ferindo Palombella

Le imprese viterbesi vanno male: chiudono il 2012 con il segno negativo. Nel Lazio sono le peggiori. Costrette a chiudere sotto i colpi della crisi. I dati di Unioncamere registrano in numeri quello che sindacati e associazioni di categoria, seppur su fronti diverse, toccano con mano ogni giorno: sono 2.366 le cessazioni d’azienda avvenute nel 2012, contro le 2.360 nuove realtà imprenditoriali sorte sul territorio (un saldo negativo di -6 imprese in termini assoluti). Il che significa imprenditori falliti e migliaia di lavoratori a spasso. Meglio della Tuscia fanno tutte le altre province laziali, dove il registro delle imprese riporta un totale positivo: +0,41 per cento a Rieti, +0,6 a Frosinone, +1,02 a Latina, +1,88 a Roma.

Il Rapporto Movimprese di Unioncamere, realizzato sulla base del Registro Imprese della Camera di commercio di Viterbo, evidenzia come il dato della Tuscia sia, oltre che il più basso del Lazio, anche inferiore alla media nazionale (0,31%).  Nel settore agricolo, che da solo rappresenta oltre il 32% del totale delle imprese nella Tuscia, una contrazione del 2,21%. La diminuzione è determinata sia dalla generale situazione di crisi del mondo agricolo e sia da fattori endogeni. Tra questi, l’insufficiente ricambio generazionale e i processi di razionalizzazione e accorpamento tra imprese che essendo di piccole dimensioni, sono poco strutturate e fragili dal punto di vista finanziario e organizzativo. In flessione anche le attività manifatturiere (-2%), delle costruzioni (-1,73%), e finanziarie e assicurative (-0,55%). Tengono, invece, il settore del commercio (+0,47%), le cui imprese rappresentano il 22% del totale delle imprese viterbesi, e dei trasporti (+0,66%). Positivi i risultati anche dei servizi di alloggio e ristorazione che crescono di oltre il 3%, dato molto significativo in un’ottica di sviluppo della vocazione turistica del territorio. Buone prospettive anche nelle attività immobiliari (+2,06%),  per quelle di noleggio e le agenzie di viaggio (+3,71%), per le attività professionali e tecniche (+4,41%).  All’insù pure il settore per la fornitura di energia elettrica grazie alla nascita di imprese per la produzione di energie alternative.

“Il nostro tessuto imprenditoriale, costituito prevalentemente da micro e piccole imprese – dichiara Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – subisce in maniera consistente il perdurare della crisi, ponendo in grave difficoltà numerose attività tradizionali che si vedono costrette a chiudere. Al tempo stesso dal rapporto si coglie il dinamismo in alcuni settori, in cui si intraprende la strada imprenditoriale sia per reagire alle difficoltà occupazionali sia per diversificare la propria attività. È urgente mettere in campo a livello nazionale tutti gli strumenti per evitare l’emorragia del nostro patrimonio imprenditoriale. L’attenzione a temi quali il credito, l’occupazione, la semplificazione amministrativa, la riduzione della pressione fiscale non sono più scelte rimandabili”.  Scelte che pure i futuri rappresentanti viterbesi in Parlamento dovrebbero appuntarsi per fare pressing sul futuro Governo, spingendolo ad occuparsene.

 

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