23112017Headline:

Paolo Esposito, l’inutile sciopero della fame

I genitori di Paolo Esposito

I genitori di Paolo Esposito

Chissà. Se Marco Pannella ne fosse a conoscenza, forse comincerebbe l’ennesimo sciopero della fame e della sete. E, dal momento che Panella è personaggio (e di che tinta), qualcosa si muoverebbe. Invece a fare lo sciopero della fame è ancora una volta il povero elettricista di Gradoli Paolo Esposito, condannato all’ergastolo, in primo e in secondo grado, per il duplice omicidio della compagna moldava Tatiana Ceoban e della sua figlioletta Elena.

Perché protesta Esposito? Lui si è sempre dichiarato e continua a dichiararsi innocente, ma non contesta le due sentenze, essendo le sue speranza legate al terzo verdetto, quello definitivo, che dovrà emettere la Corte di Cassazione. Il punto è un altro: il dolore e la rabbia del giovanottone di Gradoli derivano dal fatto che ancora una volta gli viene negato di vedere la piccola Erika, la bimba che lui ha avuto proprio dall’unione con Tatiana. Non la vede dallo scorso 29 novembre e – come lui – non la vedono nemmeno i nonni paterni, nonché genitori di Esposito. Senza che nessuno abbia spiegato a lui e agli altri i motivi di questa decisione. E’ vero: nelle durissime sentenze emesse dalla Corte d’Assise di Viterbo e da quella d’Appello di Roma a Paolo Esposito è stata tolta anche la patria potestà sulla bambina. E, dal punto di vista logico il provvedimento ci sta tutto. Ma ciò che lascia perplessi è il fatto che per l’ennesima volta siano vietati anche gli incontri temporanei protetti (quindi, alla presenza dei servizi sociali) di un padre con una figlia. Insomma, sembra che la Giustizia, più che essere giusta, voglia infilzare fino in fondo il coltello nella piaga.

Del resto non va dimenticato che il processo, svoltosi a Viterbo tra la grande attenzione dei media locali, non ha mai fornito prove certe sulla colpevolezza di Paolo Esposito e della cognata Ala Ceoban (in Appello condannata a soli otto anni, con la derubricazione del reato a quello di favoreggiamento) e dei margini di dubbio su come siano andate effettivamente le cose, al di là delle due sentenze, rimangono. Sentenze, tra l’altro, ovviamente contestate dal difensore dell’elettricista di Gradoli Enrico Valentini, il quale non manca di sottolineare come i due verdetti siano stati contraddittori tra loro. “La prima infatti – dice Valentini – sostiene che Esposito avrebbe ucciso Elena perché aveva premeditato di uccidere la madre; nell’altra invece, con una rivoluzione copernicana, si afferma che Tatiana sia stata uccisa perché Paolo aveva già assassinato Elena. Sembrano il prodotto di due processi diversi. Eppure i fatti posti all’attenzione dei giudici erano gli stessi. Bah! Misteri della legge” .

Gli avvocati Enrico Valentini e Pierfrancesco Bruno

Gli avvocati Enrico Valentini e Pierfrancesco Bruno

Queste però, sono tesi difensive che andranno dibattute nella sede opportuna. Resta l’impressione (ma soltanto quella) che soprattutto il processo svoltosi a Viterbo nel 2011 sotto la luce di riflettori potentissimi fu in qualche modo condizionato dalla grande attenzione mediatica, a fronte anche di indagini che non furono eseguite proprio in maniera perfetta. E che la non separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante possa aver avuto un qualche peso. Certo è che il concetto del tanto sbandierato garantismo (“in dubio, pro reo” dicevano i giuristi latini) non è che sia stato poi applicato alla lettera. Anzi. Sia come sia, la tegola è arrivata ai primi di gennaio, dopo che il Natale, il Capodanno e la Befana erano trascorsi senza alcun contatto. Poi, un’assistente sociale si è presentata da Paolo Esposito comunicandogli il nuovo terribile verdetto: “E’ opportuno che la bambina non venga più a trovare né il padre, né i nonni”.

E allora, all’elettricista di Gradoli – sempre più prostrato – non è rimasto altro da fare che cominciare l’ennesimo sciopero della fame. Tra l’indifferenza dei più. Già, ma lui purtroppo non si chiama Marco Pannella.

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14   Commenti

  1. Una condanna si dovrebbe basare su prove certe… i corpi non sono stati mai trovati, non sappiamo nemmeno se sono state uccise o se, come qualcuno condivide, hanno abbandonato Gradoli e l’Italia. La verità è che hanno dovuto condannarlo perchè era quello che si aspettava la maggioranza dell’opinione pubblica. Scommetto che al terzo verdetto sarà prosciolto e comunque, qualunque decisione sarà presa non sarà mai coerente con quello che è successo:

    – se fosse condannato di nuovo sarebbe come dire che in italia possono arrestarti solo perchè si hanno dei sospetti…

    – se fosse rilasciato dopo una sentenza di ergastolo sarebbe un bel buco nell’acqua per molti ed una eventuale presa in giro per Paolo Esposito.

    Questo è un caso in cui non si ha la certezza di come è andata… il sospetto non basta. altrimenti saremmo tutti probabili indiziati.

    Vi ricordo che la frase “Eliminando l’impossibile, tutto ciò che resta, per quanto improbabile deve essere la verità” appartiene ad un famoso romanzo e non dimostra le reale colpevolezza!

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