25092017Headline:

Pdl viterbese, piccoli Gianfranco Fini crescono

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Sentite un po’. “Puntavamo a un rinnovamento e volevamo dare spazio a chi opera ed è a contatto col territorio. Critichiamo fortemente quanto avvenuto e soprattutto il modo. Non accettiamo minimamente le decisioni prese, non si sa nemmeno da chi”: Marcello Meroi.  “Nonostante i nostri tentativi di mediazione, ci hanno servito Simeone e Sabatini. E’ abbastanza per farci dire che con questo Pdl non è possibile alcuna collaborazione”: ancora Marcello Meroi.  “Alla luce di questo ci riteniamo liberi di sostenere candidati di centrodestra diversi da quelli del Pdl e Storace in Regione. Il partito non mi chieda nulla, perché nulla può chiedere”: di nuovo Marcello Meroi. “Il sistema romano deve capire che non funziona più. C’è una mancanza di partecipazione. Ancora si chiudono in certe stanze e decidono. Il mondo è cambiato, solo loro non se ne sono ancora accorti”: Paolo Equitani. . ”Di fronte a una situazione inaccettabile, determinata dai soliti padrinaggi romani, non avevamo altra scelta. Ma le loro logiche non prevarranno, perché noi rimarremo come presidio dei moderati di centrodestra sul territorio”: ancora Paolo Equitani. “Ormai siamo alla caduta dell’impero e le nostre proposte puntavano a ridurre i danni. Ma ora non tireremo più il carro”: Fabio Bartolacci. “Lo strappo avrà pesantissime ripercussioni anche sulle elezioni comunali di fine maggio”: Marcello Meroi.
Basta così. Ce n’è sin troppo per capire che il Pdl viterbese ormai non esiste praticamente più, dilaniato com’è da faide e lotte intestine che hanno avuto il loro acme con le candidature alle elezioni regionali. Vera e propria miccia capace di innescare un fuoco  che da tempo covava sotto la cenere. Un fuoco che s’era già abbondantemente manifestato a palazzo dei Priori nell’ultimo anno di consiliatura, con la nascita di gruppi o gruppetti indipendenti e semi-indipendenti, tutti tesi a far sentire una voce diversa da quella ufficiale dei plenipotenziari del partito.
In questo psicodramma politico, che investe praticamente l’intero o quasi Pdl viterbese, nessuno degli attori sopra citati – e qui voglio tornare su un concetto già espresso – ha provato ad analizzare a fondo perché si è arrivati a questo punto e se la cosa si poteva in qualche modo evitare. A mio avviso non c’è bisogno di scomodare politologi di chiara fama mondiale per spiegare come uno schieramento nato come partito di plastica e fondato solo ed esclusivamente sulla venerazione del lider maximo sia destinato a crollare miseramente nel momento in cui finisce l’inerzia del successo e cominciano i tempi di vacche magre.
Guardiamo cos’è avvenuto a livello nazionale. Silvio Berlusconi è dovuto tornare in campo in fretta e in furia per limitare i danni di una debàcle senza precedenti. Ed è solo grazie al suo carisma (che comunque appare fortemente appannato) che il Pdl sta tentando una disperata operazione recupero. Il fatto è che il partito di plastica fondato sul lider maximo ha cominciato piano piano a perdere pezzi. Prima insignificanti sul piano del consenso (ricordiamo tutti quegli illuminati della prima ora che avevano aderito sognando una vera rivoluzione liberale e che poi si sono ritirati in silenzio); poi un po’ più consistenti (l’Udc di Casini prima e il Fli di Fini poi), rabberciati alla bene e meglio grazie agli Scilipoti e ai Razzi di turno. Infine lo splash down con la caduta del Governo Berlusconi, che non poteva non ripercuotersi anche a livello locale.
E così Marcello Meroi e si suoi sodali di palazzo Gentili hanno scoperto, per la prima volta dopo quasi vent’anni, che nel Pdl non si discute e che le decisioni vengono prese solo dall’alto, non si sa bene in base a quali criteri. Ma il vero problema è che s’è ristretto il vestito del potere e che non c’è più posto per tutti. Sicché la sfangano i soliti protetti dai padrini che contano (come è sempre avvenuto), senza che agli altri tocchino nemmeno le briciole (come avveniva fino all’altro ieri).  L’unico nei secoli fedele al momento sembra essere Giulio Marini: una volta Papa, ora è disposto anche a fare il chierichetto.
Tutti gli altri hanno scelto la rivolta, che si può riassumere in un’immagine: nel Pdl i piccoli Gianfranco Fini crescono.

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