23112017Headline:

Capo: “Non sono un candidato moderato”

 

Massimiliano Capo

Massimiliano Capo

Massimiliano Capo, 45 anni, si occupa di nuove tecnologie, in particolare per enti pubblici e locali, collaborando con uno studio di progettazione. E’ un media hacktivist, un foto-videomaker, un operatore culturale e per passione si diletta a fare musica, mettendo dischi. E’ stato consigliere di amministrazione dell’Adisu e vicepresidente della Talete. Ora ha l’intenzione di correre per le primarie del centrosinistra, che si terranno a marzo per scegliere il candidato a sindaco di Viterbo. Una scelta che ha messo in fibrillazione diverse anime del Pd.

Ha sempre militato nel centrosinistra. Dei Ds è stato tesoriere provinciale. Ma da qualche anno la sua figura sembrava politicamente defilata. Perché ora ha deciso di rimettersi in campo?

“Nei Ds, e anche prima, ho fatto tante esperienze. Ultima, quella da tesoriere, in un momento complicatissimo. Quella del centro sinistra è la mia famiglia politica; lì ho conosciuto persone che hanno segnato la mia formazione umana e politica e che ricordo sempre con piacere. Negli anni però, qualche rapporto si è sfilacciato, altri si sono persi. E non condividendo alcune scelte, e soprattutto il clima nelle relazioni, ho deciso di assumere una posizione defilata ma mai disinteressata o distante. La passione politica credo sia davvero una cosa da cui non si guarisce mai del tutto”.

La sua candidatura come nasce?

Nasce da una valutazione molto semplice: penso di avere delle idee per questa città e le primarie ho pensato fossero la sede per poterle esprimere. Ho l’esperienza per capire che sarà un percorso molto accidentato ma mi piacerebbe potermi confrontare e contribuire per quello che posso alla piattaforma politica del centro sinistra”.

Qual è la sua proposta di governo per la città?

“Con grande serenità dico che questa città ha bisogno di una strategia nuova, di una visione, per crescere in un contesto che si è molto trasformato negli ultimi anni. E per certo non sono così presuntuoso da pensare di avere in tasca una proposta compiuta e chiusa per il governo della città. Ho delle idee e voglio confrontarmi con altre idee. Ho delle priorità e ne cito una che ritengo discriminante. Penso che al centro dell’azione di governo vada posta l’innovazione. Tecnologica e non solo”.

Perché i viterbesi dovrebbero votarla?

“I viterbesi, se decideranno di votarmi, spero lo facciano innanzitutto per lo spirito e le priorità che ho prima accennato. E anche per la passione che ho sempre messo occupandomi di questi temi”.

Descriva i tuoi primi 100 giorni da sindaco.

“I primi tre giorni da sindaco li passerei a riprendermi dal risultato. Quindi solo musica. Gli altri 97 rimanenti credo di doverli necessariamente impegnare a studiare a fondo le carte, ad identificare la giunta e i collaboratori, e ad impostare un lavoro di lunga lena che mi piacerebbe fosse il più condiviso possibile anche dalla ipotetica opposizione. Ipotetica, visto che sono l’ipotetico sindaco”.

Il suo assessore alla cultura ideale?

“Non voglio impegnare nessuno facendo ora un nome. Per certo ritengo il ruolo dell’assessore alla cultura, almeno nella mia idea di amministrazione, il ruolo centrale. Il fulcro di una giunta che abbia come obiettivo di innovare questa città”.

I suoi rapporti di amicizia e lavoro (vedi Medioera) con pezzi da novanta di Fratelli d’Italia (Mauro Rotelli e Paolo Bianchini in primis) fanno storcere il naso a molti piddini. Come risponde?

“I miei rapporti di amicizia, di cui vado orgoglioso, sono i miei rapporti di amicizia. Con i quali, come accade a chiunque, condivido passioni ed interessi. Mai mi hanno condizionato sul piano politico”.

E a chi l’accusa di voler solo inquinare le primarie del centrosinistra cosa replica?

“Che mi pare un’accusa ancora più sciocca dello storcere il naso per le mie amicizie. Non so come argomentare oltre. Credo risponda ad un riflesso condizionato per cui è certamente impossibile che mi spinga solo la voglia ed il piacere di voler confrontare le mie idee con quelle degli altri. Questa accusa suona un po’ come il vecchio “chi li paga?’’ tante volte pronunciato a sinistra, come se dietro debba esserci necessariamente qualcosa di poco chiaro”.

Teme l’ostracismo dell’apparato?

“No. Perche mai dovrei temerlo e soprattutto perché dovrebbe esserci ostracismo preconcetto nei miei confronti?”.

Cosa pensa dei suoi competitor, ovvero Michelini, Serra e Valeri?

“Michelini ho avuto occasione di incrociarlo solo a qualche evento pubblico e ormai qualche anno fa. Non lo conosco se non come dirigente della Coldiretti e imprenditore. Serra lo conosco ma non abbiamo una frequentazione e Raffaella Valeri la ricordo qualche anno fa nella Sinistra giovanile, se non erro. Di tutti penso bene e che siano delle risorse importanti ognuno con la propria storia ed esperienza”.

Crede che le primarie saranno una sfida autentica ad armi pari?

“Sì, non ho nessun dubbio. Non credo ai complotti e, lo dicevo anche prima, tantomeno agli apparati che determinano anticipatamente i risultati”.

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