23092017Headline:

Cara Viterbese, buon Pro ti faccia

L'allenatore Massimiliano Farris

L’allenatore Massimiliano Farris

Se la Viterbese è tutta qui, si merita davvero la serie C? A parte la rima baciata e la licenza poetica di utilizzare ancora il vecchio nome dell’ultimo campionato professionistico italiano (da qualche anno si chiama Lega Pro, divisa in Prima e Seconda divisione, C1 e C2 di un tempo), a parte questo si diceva, la domanda è lecita. E di grande attualità, visto che mai come oggi la Gialloblu è apparsa in grado di poter lottare per la promozione (ultimo dato positivo: il pareggio con la capolista Castel Rigone). Già, quel ritorno tra i professionisti inseguito vanamente – e a volte persino senza senso del ridicolo – nelle ultime cinque stagioni, se non vicino stavolta appare almeno possibile. Perché la classifica è corta, non c’è una squadra ammazza campionato, e le rivali nella corsa appaiono sì oneste, ma anche modeste. In più, la Viterbese sembra aver trovato finalmente l’hombre giusto in panchina, cioé quel Massimiliano Farris che oltre a cercare sempre il risultato si cura anche della qualità del gioco: merce rara, rispetto agli ultimi broccoli capitati ad allenare da queste parti. La rosa della prima squadra, infine, non sarà sontuosa come quella del Psg, ma non è neanche scadente. Insomma, il sogno promozione è più lecito dal punto di vista tecnico. I dubbi, semmai, stanno altrove, in altri aspetti comunque fondamentali della complessa macchina che va a comporre una società di calcio.

Eccola, la provocazione di cui sopra. Questa dirigenza è in grado di reggere l’urto con un torneo professionistico? Con le regole, gli oneri (non solo economici, sia chiaro), il palcoscenico di una Seconda divisione? La risposta secca è: più no che sì. E lo spieghiamo.

I vertici ufficiali di via della Palazzina (tralasciando quelli occulti, che semmai esistono restano appunto nascosti) sono occupati da personaggi tanto buoni e cari, per carità, ma dalle doti manageriali tutte da dimostrare in un ambito nazionale come è quello della Seconda divisione. Un conto è provare a vincere una serie D – e magari riuscirci anche con un pizzico di fortuna -, un altro è avere le spalle solide per proseguire il progetto al piano di sopra. Dove gli errori non sono consentiti, e anche l’approssimazione viene pagata salata. Esempio: già all’atto dell’iscrizione serve tutta una serie di requisiti burocratici (carte, fideiussioni, autorizzazioni) da far impallidire Pico della Mirandola. Figuriamoci certa gente che, con tutto il rispetto, si è affacciata al mondo del pallone da qualche mese a questa parte. Se non si rispettano questi primi parametri può arrivare subito una bella penalizzazione di benvenuto: il presidente della Lega Pro, l’immortale Macalli, col tempo è diventato se possibile più severo di quanto non fosse nove anni fa, quando sbatté fuori dal campionato la vecchia Us Viterbese senza troppi complimenti. Ancora: nel corso della stagione ci sono una serie di controlli periodici sui conti delle società, e sul corretto pagamento degli stipendi. Se si sgarra, arrivano altre penalizzazioni: basta leggere le classifiche per rendersi conto di quanto siano fiscali i regolamenti del palazzo fiorentino. In riva all’Arno hanno sposato la tolleranza zero: senza lilleri non si lallera, almeno in Lega Pro.

Il presidente Carlo Graziani

Il presidente Carlo Graziani

E allora, visto che la Viterbese, pur cambiando presidenti su presidenti, ha sempre amato vivere pericolosamente (eufemismo), è consentito prevedere che possa avere qualche problema (altro eufemismo) anche in un ipotetico campionato pro. Le pezze d’appoggio, i trucchetti o i sotterfugi, in Lega Pro non servirebbero a nulla, o quantomeno avrebbero le gambe corte, come le bugìe di Pinocchio. Non ci si può illudere di poter farla franca come la si è fatta negli ultimi anni, cioé grazie ad uno sponsor last minute, alle mancette degli imprenditori interessati, alle promesse degli amici degli amici. Se si farà il Grande Salto – e tutti ce lo auguriamo,ci mancherebbe: qui non si gufa – bisognerà poi essere in grado di mantenerlo. Perché c’è gente che non vede l’ora di raccontare eventuali figuracce future della Viterbese, anche solo per il gusto di poter esclamare: “Visto, a Viterbo non si meritano il calcio professionistico. Io l’avevo detto”.

La goduria sarebbe poter smentire questi menagramo facendo le cose per bene, anzi in maniera impeccabile. Ma ci riusciranno i nostri eroi? Per il momento forse è meglio limitarsi a tifare per chi, sul campo, ci sta provando davvero. Il resto si vedrà. Forse.

Policy per la pubblicazione dei commenti

Per pubblicare il commenti bisogna registrarsi al portale. La registrazione può avvenire attraverso i tuoi account social, senza dover quindi inserire ogni volta login e password o attraverso il sistema di commenti Disqus.
Se incontrate problemi nella registrazione scriveteci webmaster@viterbopost.it

Pubblica un commento

Per commentare gli articoli, effettua il login attraverso uno dei tuoi profili social
Portale realizzato da