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Il gioiello di Valentano, la chiesa dei Templari

Una raffigurazione dei Templari

Una raffigurazione dei Templari

La chiesa di Santa Maria del Tempio, anche detta Madonna di Nempe, sita nelle vicinanze di Villa delle Fontane a Valentano, è un antico edificio fatto con conci in tufo, appartenuto nel Medio Evo ai Cavalieri Templari. Il complesso monumentale è composto di due edifici adiacenti e comunicanti tra loro: la chiesa e un’abitazione adibita forse a sede capitolare: oggi tuttavia, in proprietà a privati, consta soltanto di pochi ruderi abbandonati. Le dimensioni sono piuttosto modeste: pianta rettangolare ad unica navata (11,5×6 m) con abside ogivale e volta a capriate.
Occorre un po’ di storia, per recuperare il fascino di questa importante testimonianza del templarismo nel Viterbese, che dava perfino il nome, “Commenda”, alla località in cui è ubicata (commènda, dal latino commendare = raccomandare, consegnare, depositare; propriamente era quindi il beneficio o rendita affidato agli ecclesiastici o ai cavalieri). Le chiese con questo titolo, “Ad Templum”, erano amministrate dall’ordine religioso-militare dei Templari. L’antefatto delle Crociate costituì la data d’inizio dei Templari.
Nel 1118 nove cavalieri, che avevano partecipato alla prima crociata al seguito di Goffredo di Bouillon, sotto la guida di Ugo de’ Pagani e Geoffry de Sant-Omer, costituirono un ordine cavalleresco di monaci guerrieri, ponendo la loro primitiva sede (e da cui deriva il nome “Templari”) proprio sulle rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme. L’abate cistercense di Chiaravalle, San Bernardo, fornì loro la regola monastica; il compito doveva essere la protezione dei pellegrini nei viaggi da e verso la Terra Santa. Ben presto i mistici cavalieri, con il mantello bianco e la croce rossa dipinta sul petto, crebbero in tutta l’Europa e fondarono numerosi presidi e castelli. Nonostante il voto di povertà i Cavalieri Templari acquisirono molta potenza e accumularono favolose ricchezze. L’Ordine poteva ricevere lasciti e donazioni dai potenti e dai sovrani europei e della Terra Santa, non poteva tuttavia cedere alcunché.
Castelli, roccaforti, presidi, chiese templari, sorsero in tutta l’Europa. In Italia fu la stessa cosa; molte chiese, vere commenderie templari, sorsero anche nel Viterbese. La chiesa di Santa Maria in Carbonara nel centro storico di Viterbo, cosiddetta perché sorta in prossimità di una “carbonaia”, venne costruita nel XII secolo e certamente fu luogo importante di ritrovo templare. La chiesa di Santa Maria del Tempio a Sutri, coeva alla prima, sorta lungo la via Francigena o romea, tragitto importante per i viaggi dei pellegrini da e verso Roma, era senz’altro una submansione templare. Così la chiesetta di Santa Maria delle Grazie a Marta che, nonostante il tempo, conserva ancora molte tracce della presenza dei cavalieri. La Madonna di Nempe ebbe origini meno note. L’etimologia del vocabolo “Nempe” non è conosciuta, proviene quasi certamente dall’antico titolo che questa chiesa aveva nel XII secolo: “Santa Maria ad Templum”. “Nempe” potrebbe essere la corruzione dell’italiano “nembo”, dal latino “nubes”, nuvola, perché viene ricordato il miracolo della Madonna che salvò la città da una forte bufera.
Ritornando alla storia, l’affluire di tanta ricchezza nelle mani di templari decretò la fine dell’ordine: vennero infatti combattuti come eretici e i loro beni confiscati. Il processo inquisitorio non tardò a giungere anche a Viterbo. Nel dicembre del 1309 il vescovo di Sutri diede inizio all’inchiesta contro i cavalieri della diocesi e fece condannare sette templari. Dopo il processo la chiesa di Santa Maria ad Templum, luogo di riunione dei templari viterbesi, passò ad un altro ordine di cavalieri, quello dei Cavalieri Gerosolimitani di Malta,  e da questi ceduta in seguito alla curia falisca di Montefiascone.
Da documentazioni notarili risulta che nel 1861 la chiesa fu venduta, insieme al fondo rustico delle “Fontane” su cui è sita, a un tale Felice Scipioni, figlio del fu Bernardino, per atto del natar Giovan Francesco Gaudenzi di Valentano, rogato in Capodimonte, venduto al quale dall’ingegnere Igino Tilli del Sacro Ordine Militare Gerosolimitano di Malta, su decreto del balio fra’ Filippo da Collaredo.
Con la vendita cominciò il declino e attualmente il tempio è in completo abbandono. Dell’antico splendore non resta molto. Un prezioso affresco quattrocentesco, rappresentante la Vergine assisa in trono con il Bambino e un Angelo, distaccato nella chiesa nel 1987, è ora conservato nella sala delle conferenze (sala convegni della biblioteca civica) della Rocca Farnese di Valentano. Vale comunque la pena visitare la chiesetta templare e percepire in situ il senso di mistero dei monaci templari che ne fecero una “praeceptoria”, ossia un loro vero presidio,  possibilmente sensibilizzando le autorità politiche cittadine a preservare queste antiche testimonianze.

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