23112017Headline:

Il voto nella Tuscia, attenti alla sorpresa

Beppe Fioroni

Beppe Fioroni

Dal ‘96 a oggi nella Tuscia, quando si è trattato di andare a votare per le politiche, l’ha sempre spuntata il centrodestra. Una costante, e a pesare di più è stato sempre il capoluogo. Anche se, nel corso degli anni, il centrosinistra qualche piccola soddisfazione se l’è potuta togliere.

Ad esempio, proprio nel ’96 (si votava col maggioritario e c’era il collegio unico), quando Romano Prodi diventò Presidente del consiglio a capo di quella coalizione chiamata Ulivo. Ebbene, nella Tuscia al Senato il centrosinistra elesse Antonio Capaldi (con 67,450 voti), che superò di slancio Michele Bonatesta  (65.207 voti), il quale poi riuscì a rientrare grazie ai resti. Ma soprattutto, nel collegio Viterbo uno per la Camera, Beppe Fioroni, con 49.062 voti, riuscì a battere per soli 204 voti Ferdinando Signorelli, che si fermò a 48.858. Pesò, in quel caso, la candidatura di Giancarlo Gabbianelli, presentatosi con la Fiamma Tricolore, che ottenne ben 5.872 preferenze. Per Signorelli fu proprio un bello scherzetto… Nel collegio Viterbo due invece, la spuntò Gianfranco Saraca (46.429 voti) su Adriano Redler (44.526 voti), candidato che non fece molta presa sull’elettorato viterbese.  Nel proporzionale per la Camera, dove correvano i singoli partiti il risultato fu a favore del centrodestra: Alleanza Nazionale e Forza Italia raccolsero rispettivamente il 24,2 e il 20,8 per cento, cui si aggiunse il 7 per cento di Ccd-Cdu (totale: 52 per cento); dall’altra parte il Pds si fermò al 23,4, il Ppi al 6,6, Rifondazione Comunista al 10, i Verdi all’1,8 e la Lista Dini al 4 per cento (totale: 45,8 per cento). La Fiamma Tricolore, che correva per conto suo, ottenne il 2,2 per cento.

Marcello Meroi

Marcello Meroi

Nel 2001 non ci fu partita, né in Italia, né tantomeno nella Tuscia: il centrodestra stravinse. Per la Camera, nel collegio Viterbo uno, fu eletto Marcello Meroi (52.754 voti), che batté nettamente Beppe Fioroni (43.576 voti), il quale dimostrò di essere alquanto previdente assicurandosi il salvagente nel proporzionale della Sardegna. Stessa musica nel Collegio Viterbo due, dove Nando Gigli (48.512 voti) batté Regino Brachetti (41.101 voti). E al Senato, dove Michele Bonatesta (70.564 voti) si prese la rivincita su Antonio Capaldi (54.985). Nel proporzionale Forza Italia sfondò il 30 per cento (30,1) e Alleanza Nazionale raggiunse il 20,2. Il Ccd-Cdu si fermò al 2,9 mentre la neonata Democrazia Europea raccolse il 2,3 per cento. Magri i risultati nell’area di centrosinistra: 19,5 per i Ds, 9,3 per la Margherita, 5,7 per Rifondazione Comunista, 1,9 per i Comunisti italiani e 2,8 per l’Italia dei valori, da poco venuta alla luce per opera di Antonio Di Pietro.

Nel 2006 si tornò al proporzionale col famigerato porcellum. In Italia la spuntò Prodi per un soffio, ma nella Tuscia le cose andarono diversamente. Alla Camera l’Ulivo raccolse il 31 per cento e l’Unione (ovverosia la coalizione intera) riuscì ad arrivare al 47,1 grazie all’apporto degli alleati. La Casa delle libertà invece ottenne il 52,9 (Forza Italia il 22,8, An il 18,6, l’Udc il 7,7, più altri partiti minori il 3,8). Al Senato 52,9 per cento alla Casa delle libertà e 46,6 per cento all’Unione.

Nel 2008 infine, caduto il governo Prodi, il nuovo trionfo di Berlusconi, con un Pdl capace di arrivare nella Tuscia (voto per la Camera) al 46,6 per cento (46,8 con l’alleato Mpa), mentre il Pd di Veltroni si fermò al 34,5 per cento, rimpinguato di un 2,5 per cento ottenuto dall’Idv (totale: 37 per cento).Comunque un buon risultato. L’Udc, che stavolta correva da sola, ottenne il 5,1. Al Senato stesso distacco: 47,5 per cento a Berlusconi e 38 per cento a Veltroni. Il 5 per cento andò all’Udc.

E stavolta? Mai come oggi l’esito è incerto perché le varianti sono molteplici. Oltre ai due sfidanti storici c’è la lista di Mario Monti, ci sono quelle di Ingroia e di Giannino, c’è soprattutto il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, vero punto interrogativo della competizione. E allora, per sapere come andrà a finire, c’è solo da aspettare.

 

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