24112017Headline:

Lo sport ritarda l’invecchiamento

corsa-anzianiNumerose ricerche evidenziano l’importanza di una costante attività motoria nell’arco della vita dell’essere umano, dall’iniziale momento evolutivo attraverso il gioco, al mantenimento dell’efficienza psicofisica, fino alla prevenzione del momento degenerativo che inevitabilmente accompagna il passare degli anni. Se è comprovato che la prevenzione inizia precocemente, per garantire uno sviluppo completo ed equilibrato della macchina uomo in armonia coi suoi pensieri è ancor più vero che in età adulta è necessario mantenere questa integrità. Il rallentamento dei processi degenerativi dovuti all’età può essere stupefacente se si coltivano determinate abilità motorie e soprattutto qualche interesse mentale. Ciò che l’attività motoria deve in questo caso garantire è il mantenimento dell’integrità strutturale e psichica; la programmazione nell’ anziano deve valutare scrupolosamente quindi non solo i fattori fisici ma anche quelli emotivi, tra loro imprescindibilmente collegati. Spesso la solitudine o il sentirsi meno utili nella società sono motivo di depressione nel soggetto anziano.

La creazione di un gruppo d’allenamento è quindi un elemento fondamentale durante le attività motorie per stimolare l’ interesse e gli scambi emotivi. Classi miste per i vari corsi, eventi esterni volti ad accrescere la coesione e a stimolare la fidelizzazione al gruppo sono fondamentali. Ancor meglio se il gruppo è eterogeneo per l’età perché in questo modo non si ghettizza l’individuo anziano, visto che spesso le capacita fisiche nel fitness possono essere molto simili nell’anziano allenato e nell’adulto decondizionato. Partendo da questa visione complessiva si può procedere alla programmazione nelle attività specifiche. Il primo passo per l’insegnante è, come ovvio, l’ analisi del responso del medico sportivo e di eventuali referti specialistici, l’attenta valutazione delle controindicazioni assolverà alla prima regola in campo terapeutico e conservativo “primum non nocere”. Essere anziani non è sinonimo di uno stato patologico, anche se spesso con il progredire dell’età le malattie sono più frequenti. Proprio per questo motivo la cosiddetta terza età è un periodo della vita di un uomo che richiede un’ attenzione particolare. Numerosi sono i problemi da affrontare legati all’invecchiamento ma c’è una cosa che proprio non viene tollerata, l’essere etichettato come “anziano”, cioè come facente parte di una categoria da emarginare.

L’anziano non è un “anziano”. Non esiste un preciso momento nel quale un adulto diventa anziano. Non sempre l’età anagrafica coincide con quella biologica e psicologica. L’anziano chiede soprattutto di essere trattato come una persona con qualche anno in più di noi. Il compito principale per chi si avvicina all’attività motoria per la terza età consiste proprio nel trattare gli interessati come persone e non come “vecchi” o … “malati”. Diamo ora uno sguardo anche all’aspetto psicologico che è sicuramente importantissimo in questa fase della vita. Essere anziano, oltre che aver raggiunto una certa età, significa vivere grossi cambiamenti nei confronti dei ruoli all’interno della famiglia e della società. Il pensionamento rappresenta un momento critico dell’esistenza. Se la persona ha un carattere flessibile con una moltitudine di interessi il pensionamento rappresenta un’occasione per realizzare al meglio tutti quegli interessi che il lavoro limitava. Se, al contrario, l’unica fonte d’autostima era il lavoro, è chiaro che questo momento è vissuto in modo traumatico e non è ben accettato. La ginnastica, considerando la frequente solitudine con la quale le persone della terza età sono abituate a convivere, può e deve essere vissuta come momento positivo di socializzazione e di comunicazione fondamentale.

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