21102017Headline:

Nella Tuscia il record dei disoccupati

disoccupazione_giovani_645Gli ultimi numeri ufficiali, quelli dell’Istat, dicono che il Bel Paese ha sforato il tetto del 12%, che l’Italia dei giovani è oltre il 37%. Percentuali che, purtroppo, sembrano destinate a lievitare. Comunque una fotografia della disoccupazione che per Viterbo e provincia è vecchia e ingiallita: quei numeri, la Tuscia, li ha già raggiunti alla fine del primo decennio del Duemila. Oggi il primo dato è più alto di almeno un punto, il secondo di almeno tre. I soggetti tra i 15 e i 24 anni – quelli che il nostro istituto di statistica indica come giovani – hanno superato abbondantemente quota 40-41% e sono destinati a salire fino al 50%. Il che vuol dire che uno su tre, in tempi più o meno brevi, è destinato ad andare ad ingrossare l’esercito dei disoccupati.

In calo anche le speranze di arrivare ad un impiego, seppure precario, come testimoniato dal crescente numero di coloro che hanno abbandonato l’idea di cercarlo. Comprensibile perché l’economia non tira, il pil langue, le imprese galleggiano in enormi difficoltà. Due cifre per tutte: nei primi nove mesi del 2012 oltre duemila aziende sono state costrette a chiudere i battenti e le «sofferenze» bancarie, in sostanza i debiti dei clienti, hanno fatto registrare una impennata di quasi 200 milioni, passando dai 218 del giugno 2010 ai 413 dello stesso mese dello scorso anno. Ed è del tutto evidente che se non ci sono risorse, se non si investe, se non si fa impresa, non si crea neppure lavoro.

Vero è che il numero dei disoccupati negli ultimi tre anni è rimasto inchiodato intorno alle 44.000 unità, però si è gonfiata la cassa integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga). Il che ha una spiegazione semplice: solo il ricorso agli ammortizzatori sociali ha impedito l’espulsione di migliaia di lavoratori. Una copertura peraltro assicurata in larga parte dai fondi Inps che sono andati a sostituire le erogazioni dovute dalle aziende. Cioè l’istituto di previdenza ha anticipato di tasca propria i soldi per pagare le spettanze dei cassintegrati.

Ma l’emergenza non può diventare normalità in quanto il ruolo dell’Inps non è quello di distribuire soldi a fondo perduto rispetto a decine di imprese che verosimilmente non saranno in grado di far fronte ai propri impegni finanziari. In tempi così grami come quelli che attraversiamo è già un miracolo quotidiano che riescano ad alzare e abbassare le saracinesce. Sorpresa: solo l’agricoltura riesce a crescere in produzione e addetti. In compenso e contemporaneamente sale il fatturato della politica. Perché le urne sono da sempre e ovunque autentici propulsori di speranze e di promesse. Bruciate puntualmente a giochi fatti. Inutile girarci intorno: Viterbo e la Tuscia hanno una chiara, consolidata, reale vocazione agrituristica che dovrebbe essere rafforzata e intelligentemente indirizzata. Immaginare jet in volo planato su una terra che è stata culla della civiltà etrusca e romana, che ha ospitato papi e imperatori, è una pericolosa utopia. O peggio…a pensar male.

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