21112017Headline:

Parte da Viterbo il boicottaggio a Sanremo

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Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, presentatori a Sanremo

Boicottare Sanremo (nel senso del festival, mica del casinò) è cosa buona e giusta? Certo che sì, almeno a vedere il successo che sta riscuotendo un nuovo gruppo su Facebook che ha come unico e categorico ordine del giorno il boicottaggio, appunto, del celebre concorso canoro che si terrà la prossima settimana in Riviera.
Fin qui, la cronaca nazionale. Quella locale invece ci porta al fondatore del gruppo, cioé Mario Lega, viterbese doc, politico, ex presidente della Virtus basket ed, evidentemente libero pensatore. Tant’è che la sua idea in poche ore ha raccolto un sacco di adesioni da altrettanti concittadini annoiati (eufemismo) da Sanremo e da tutto quello che c’è intorno. Insomma, è come se la proposta di Lega avesse scoperchiato un vaso di pandora (o meglio, una pentola di fagioli): tutti a confessare – come sul lettino dell’analista – l’allergia per le canzonette, per le vallette, per i comici, per i critici, per le signore impellicciate in terza fila, per i nani e le ballerine.
“Il brutto è che non ci sono alternative al festival”, fanno notare molti interventi sul social network. E infatti, da anni gli altri canali televisivi non oppongono resistenza all’evento di Rai uno: in gergo si chiama “controprogrammazione”, termine vagamente sinistro che sembra la “controinformazione” politica di certi fogli anni Settanta. Ma in realtà, fuor di metafora, si tratta di una vera e propria pax televisiva: tutti i programmi vanno in letargo per una settimana, in onda soltanto repliche ammuffite di fiction altrettanto ammuffite o al massimo qualche fim visto un milardo di volte, meglio se con Bud Spencer e Terence Hill. Insomma, una tristezza assoluta per obbligare il telespettatore comune a guardare per forza il festival: signori, questo è un ricatto. Certo, ci sarebbero le pay tv, da Mediaset Premium a Sky, che offrono ampie scelte e ampi diversivi (dal cinema coreano ai programmi di cucina, fino agli ultimi blockbuster appena usciti in sala). Ma sono pay tv, appunto, lo dice il nome stesso: bisogna pagare, e non tutti possono permetterselo, specie in tempi di crisi, eccetera, eccetera. Un approdo sicuro lo fornisce, come sempre, Sua Maestà il calcio. Già, perché questo martedì e mercoledì si giocano le gare della Champions league, e giovedì, ad abundantiam, c’è anche l’Europa league, che vale sì come la coppa del nonno, ma è sempre meglio di niente. Ma chi non ama il pallone? S’attacca al tram, per una settimana di fila e pagando pure il biglietto (pardòn, il canone).
Ecco perché il gruppo boicottare Sanremo sta facendo tanti proseliti, e altri ancora ne farà, c’è da giurarci, almeno fino a martedì, giorno della serata inaugurale (da non perdere, si raccomanda). E ancora più boicottatori possono arrivare da Viterbo, da dove tutto è partito: qui infatti, oltre alle alternative televisive, mancano anche quelle sociali. Pochi cinema, e freddi, o lontani. Zero teatri. Discoteche in mezzo alla settimana? Non pervenute, giusto qualche locale per studenti universitari, che comunque Sanremo non lo vedrebbero neanche sotto tortura. Resta il vecchio bingo, e qualche sala slot, ma il gioco d’azzardo è un brutto vizio. Quasi peggiore delle canzonette, tzan tzan.

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