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Quando il calcio è una questione di famiglia

Il trionfo dopo la vittoria della Coppa Lazio

La gioia dopo la vittoria della Coppa Lazio

Un anno e mezzo di corsa a perdifiato, sempre in testa, senza mai guardarsi indietro, se non per apprezzare il polverone sollevato a forza di vittorie e di gol. Da un anno e mezzo c’è soltanto una squadra nella Tuscia che sta mantenendo le promesse, che sta rispettando la tabella di marcia: è la Castrense, orgoglio e vanto di Grotte di Castro oggi come ieri.
Già, ieri, e parliamo di dodici anni fa, quando il nome e i colori di questa società dell’Alta Tuscia – dove il vino è buono, le patate pure, e anche col pallone non si scherza – salirono agli onori delle cronache calcistiche prima regionali e poi nazionali. Era la prima Castrense di Piero Camilli, presa in Seconda categoria e condotta a suon di trionfi a ripetizione fino alla serie D (per capirici, l’attuale categoria dove la Viterbese giace inerme da sei stagioni), e al trionfo in Coppa Italia dilettanti. Quel giorno della finalissima tricolore a Montecchio Maggiore, Vicenza, i giornali locali accolsero gli stranieri come “la squadra di un nuovo Gaucci”. Perché il presidente Camilli, ancora prima di diventare Comandante a Grosseto, si era già fatto una discreta fama nell’ambiente: le sue squadre dovevano essere vincenti e convincenti in qualsiasi categoria, a costo di cambiare allenatori come le persone normali si cambiano i pedalini (o addirittura con maggiore frequenza…) e di scegliere i migliori giocatori sulla piazza. Poi Camilli senior cedette alle lusinghe della Maremma, attratto da un nuovo progetto vincente, ed ebbe ragione lui, perché oggi il Grosseto camilliano è in serie B.
E la Castrense? Diciamo che si ridimensionò, tornando a calcare palcoscenici più normali, cambiando denominazione (Grotte di Castro: nome più intuitivo, ma meno affascinante) e archiviando quell’epoca d’oro nell’album dei ricordi. Questo fino all’estate 2011. Quando un altro Camilli, il primogenito di Piero, Vincenzo, decise che era arrivata l’ora per tornare a vincere. Già, perché vincere è come andare in bicicletta: non si dimentica mai come si fa, e dopo un po’ ci si riprende gusto.
Così, tanto per cominciare, il giovane Camilli rispolverò il vecchio nome: Castrense. E tutti capirono che stava nascendo qualcosa d’importante. Poi andò al mercato e fece una spesa esagerata, prendendo giocatori affidabili in tutti i reparti e affidandoli ad un tecnico di fiducia come Mauro Raspoli, tipo magari un po’ burbero ma dotato di attributi e di buonsenso. Sul campo i risultati arrivarono subito: la Castrense ha vinto lo scorso campionato di Prima categoria vicendo 26 partite su 30 totali, e pareggiandone soltanto quattro. Nessuna sconfitta, ci mancherebbe, e la bellezza di 75 gol fatti e soltanto dodici subiti. Numeri impressionanti, che valsero ai gialloblu l’approdo in Promozione con largo anticipo sul calendario. Non solo: come ciliegina sulla torta arrivò pure la Coppa Lazio, strappata al città di Ciampino davanti ai cinquecento tifosi approdati a Civita Castellana per la finalissima. Quel giorno di primavera la Castrense tornò ad alzare un trofeo a distanza di dodici anni da quella Coppa Italia di serie D: stava nascendo una nuova leggenda.
L’estate, in quel di Grotte di Castro, passò senza annoiare, tra gite al lago, sagre e soprattutto trattative di mercato. Camilli, come al solito, optò per la rivoluzione: via mister Raspoli (senza alcuna polemica), panchina affidata a Enrico Centaro, un giovane preparatissimo sulla linea dei vari Montella e Stramaccioni della serie A, ma di sicuro meno arrogante. E la squadra? Restaurata profondamente, e senza badare a spese, con due colpacci messi a segno direttamente dai professionisti: il difensore Federici (scuola Inter, già in B con Grosseto e Frosinone) e l’attaccante De Francesco, ex Civitavecchia e Vigor Lamezia.
Oggi la Castrense guida il girone B di Promozione, davanti a squadre della Tuscia e romane. Non può sfoggiare i numeri della passata stagione, perché qui la lotta è più qualificata, ma comunque su 22 partite giocate ne vinte 15, pareggiate 6 e persa una sola, la settimana scorsa a Bracciano (unica squadra, insieme alla Vigor in Coppa Italia, a battere gli invincibili negli ultimi 18 mesi). Camilli vorrebbe di più: s’arrabbia anche per un pareggio, dispensa cazziatoni ai suoi giocatori come agli arbitri e pensa pure a qualche rinforzo alla rosa (l’ex difensore dela Viterbese Scoppetta sembrerebbe in arrivo). In fondo a questa strada c’è l’Eccellenza, a maggio, e per arrivarci la Castrense non può smettere di fare l’unica cosa che sa fare da due stagioni a questa parte: vincere.

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