26092017Headline:

Turiamoci il naso e votiamo Pd

bersani

Pierluigi Bersani

E alla fine, anche stavolta il Pd è riuscito a incartarsi da solo. A due settimane dalle elezioni il Re dei ciarlatani (leggi: Berlusconi)  ha messo in campo tutte le munizioni di cui dispone (abolizione e restituzione dell’Imu, abbassamento dell’Irap e dell’Irpef, quattro milioni di posti di lavoro, una permanente gratis per le signore e un taglio di capelli gratis per gli uomini) per recuperare consensi, nell’ambito dell’unico sistema a lui consono nel far politica, ovverosia quello del marketing. Ma, di fronte a questo tentativo patetico e disperato (che comunque lo sta facendo risalire nei sondaggi), i suoli competitor – col Pd in testa – stentano a proporre il giusto antidoto, navigano senza bussola e non fanno altro che aumentare la confusione nel cittadino elettore. Soprattutto in colui che, scevro da faziosità precostituite simili a quelle del tifo calcistico, sta cercando di capirci qualcosa prima di mettere la croce sulla fatidica scheda elettorale.

Intanto va dato atto a Berlusconi che è riuscito (e lo farà anche nei prossimi giorni) a dettare a tutti gli altri l’agenda politica. Non si parla più – o si parla molto poco – di riforme, della disoccupazione dei giovani, di come rimettere in moto la crescita in un Paese che annaspa, dell’importantissima trattativa in atto in questi giorni a Bruxelles sul bilancio dell’Unione europea 2014-2020 (fondamentale per l’Italia e per la Tuscia), ma tutta l’attenzione del dibattito politico è accentrata su quanti soldi restituire ai cittadini. “Venghino, signori, venghino. Non siamo qui per vendere, ma per regalare. E ai primi dieci acquirenti una bambolina in omaggio”.

Scherzi a parte. Di fronte alle bordate berlusconiane di bazooka, il buon Pierluigi Bersani (che un po’ all’angolo ci si deve proprio sentire) ha tentato la carta “Mi alleo con Monti”, ricevendo come immediata risposta: “O me, o Vendola”. E Niky, ovviamente, s’è incazzato: “Allora ti mollo io” ha subito replicato. Sicché, invece di “pettinare le bambole”, il leader Pd s’è ritrovato con la coperta corta e con l’impossibilità di scegliere, fornendo agli elettori risposte chiare e inequivocabili. Giacché qualsiasi delle due scelte avrebbe, a 15 giorni dal voto, conseguenze pesanti in una situazione che non è più sicura come quella di tre mesi fa.

L’intento di Bersani comunque, non è che sia misterioso: l’alleanza con Monti la vuole ufficializzare solo dopo il voto (magari dettata dall’impossibilità di governare il Senato, dove Berlusconi è competitivo), mettendo Vendola di fronte alla dura realtà. Riuscirà il giochino? Forse che sì, forse che no. Ma, analizzando la situazione attuale e ripensando a quello che è avvenuto appena quattro mesi or sono, non si può non rimpiangere il jolly che il Pd ha gettato alle ortiche solo per la sopravvivenza di gran parte della sua classe dirigente, ma che avrebbe consentito una vittoria in carrozza. E quel jolly si chiamava Matteo Renzi.

Ormai però, è fatta. E il cittadino elettore, volente o nolente, si ritrova ancora una volta di fronte alla scelta di votare pro o contro Berlusconi.  Perché il Re dei ciarlatani, dopo 18 anni di disastri (chi si ricorda della promessa rivoluzione liberale?) non ha alcuna intenzione di mollare. E il seguito ancora ce l’ha. Ergo, non resta che rispolverare la saggezza infinita di quello che è stato uno dei più grandi giornalisti italiani del ‘900. Replicando il motto montanelliano: “Turiamoci il naso e votiamo Pd”

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