23112017Headline:

Stella Azzurra, quando il canestro è anima

Un eloquente striscione di affetto

Un eloquente striscione di affetto

Due punti: la Stella Azzurra è uno stato dell’anima. Punto. E chissenefrega se parliamo di basket, di uno sport in cui il fine ultimo è buttare una palla dentro un cesto. E invece, attenzione, si parla di questioni fondamentali: è uno stato dell’anima, la Stella Azzurra, come essere felici in una giornata di sole, incacchiarsi come belve quando si litiga col capo al lavoro, ricevere un bacio dall’amata (o dall’amato) e un sorriso da un bambino. E’ il senso della vita, gente.

Soprattutto in una città come Viterbo, dove il suddetto sport – quello della palla dentro il cesto – è stato l’unico a far vibrare i cuori e i cori: dalla vecchia e gloriosa Garbini in bianco e nero fino alla Sisv americana e alla palluta Libertas. Ecco, la Stella Azzurra è nata nel 1990, anno di Mondiali (calcistici, puah), ma anche nel bel mezzo del periodo d’oro dei canestri femminili gialloblu, quando le leonesse lottavano ai massimi vertici italiani ed europei.

Partita come realtà di quartiere, anzi d’oratorio (quello della Verità), la Stella – perché così la chiaman tutti – oggi è la portacolori principale di Viterbo in questa disciplina. Unica squadra maschile in un campionato nazionale, e alma mater di tanti giovani che ci provano, che sognano, che sudano. Sei squadre, dai bestioni della C nazionale (Divisionale nazionale C, si chiama oggi) giù, giù, fino all’under 13, passando per l’under 21, per l’under 17 e via dicendo. E poi, naturalmente, l’immensa prateria del minibasket, laddove i frugoletti pascolano liberi con licenza d’imparare e di divertirsi (non necessariamente in quest’ordine).

In numeri: oltre 400 tesserati, cifre che non hanno nulla da invidiare ad una grande società calcistica. Ma la Stella è diversa. Prima di tutto “è una grande famiglia”, come ama ripetere ad ogni occasione la presidente Mirella Toni. E basta andare a farsi un giro in una delle tante feste societarie (per Natale, per l’inizio o la fine della stagione) per rendersene conto: allora la palestra della Verità, vecchia e affascinante come pochi campi in regione, si gonfia di atleti e di genitori, uniti in un’unica marea blu che non pensa mica ai risultati o alle classifiche, ma si nutre semplicemente e naturalmente dello spirito d’appartenenenza. Una roba semplice ed emozionante.

“Pensiamo a crescere insieme: noi e i nostri ragazzi – sintetizza il dirigente Marcello Meroi, un altro che si è innamorato del basket proprio grazie alla Stella Azzurra – perché è inutile avere tanti giovani se poi non si punta sulla programmazione, sull’organizzazione, sul migliorare anche nei piccoli dettagli”. Per avere un grosso vivaio, insomma, ci vogliono anche dei grossi vivaisti (dirigenti, allenatori, sponsor, genitori). “E’ per questo – chiosa Meroi – che a breve faremo partecipare i nostri coach a vari clinic nazionali. Affinché siano sempre aggiornati su come evolve il basket, dal punto di vista tecnico e tattico, certo, ma soprattutto dal punto di vista pedagogico”.

In campo, con tanta grinta

In campo, con tanta grinta

Per la cronaca: l’under 21 biancoblu è alle finali regionali, insieme alle 12 migliori squadre del Lazio, comprese le storiche romane e quei reatini che qui a Viterbo suscitano sempre sentimenti bellicosi. Non solo: in prima squadra quattro-cinque elementi del vivaio trovano spazio stabilmente tra i convocati, con la prospettiva più che realistica di diventare protagonisti assoluti entro un paio di stagioni “quando lotteremo per un grande traguardo”, come si lasciano scappare in società. Insomma, sarà la Stella Azzurra a risvegliare definitivamente dal letargo la Viterbo cestistica? Qualcuno sostiene che ci sia già riuscita. Altri aspettano risultati stupefacenti per (ri)salire sul carro dei vincitori.

Ma di certo, oltre alle cose già dette, c’è da sottolineare come questa società abbia uno sponsor solidissimo (e volendo anche ambizioso) come la Ilco di Piero Camilli. E che il progetto giovani sia stato affidato ad un coach come Pierpaolo “Pippo” Pasqualini, allenatore (ed ex giocatore stellino) che ha saputo subito assorbire lo spirito del club, creando un gruppo amalgamato come mai insieme all’assistente Umberto Fanciullo e al preparatore Simone Di Serio. Questi sono i presupposti, poi, come sempre, c’è di mezzo il campo. O il parquet. O lo stato dell’anima.

 

 

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