16122017Headline:

Tra tanto rinnovamento Michelini usato sicuro

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Lungi da me voler vestire i panni del mago Othelma o di qualche altro veggente di chiara fama. Però, a meno di qualche sorpresa dell’ultim’ora sempre possibile, credo che alla fine della giostra Leonardo Michelini riuscirà a indossare la fascia tricolore di sindaco viterbese. E ciò nonostante in questo avvio di campagna elettorale per palazzo dei Priori (adesso c’è da pensare alle politiche e alle regionali, visto che per il Comune si voterà a fine maggio), ci si parli addosso da più parti pronunciando miliardi di volte un’unica parola: rinnovamento.

Ora, se da un lato è giusto che la classe dirigente locale (che certo non ha brillato per efficienza) venga un po’ ringiovanita, dall’altro c’è sempre da chiedersi se chi arriva dopo sia meglio di chi c’era prima. E questo se lo chiedono soprattutto i viterbesi, gente radicata alle proprie tradizioni e ai propri usi e costumi, per i quali cambiare è sempre stato sinonimo di salto nel buio. Già, perché questa è sempre stata la terra della continuazione, in tutti i suoi aspetti, politica compresa. Dal dopoguerra agli anni ’90 qui s’è sempre votato Dc (tranne poi parlarne male al bar o in ufficio). E quando la Dc s’è liquefatta, Viterbo ha messo la freccia a destra, ripetendo per vent’anni la stessa tiritera.

Ma oggi la Destra, nonostante l’ottimismo di Giulio Marini (che conta sullo zoccolo duro), ha svariati problemi di identità, che forse andranno anche ad acuirsi dopo il 25 febbraio. Ed ecco allora che la parola rinnovamento è diventata quasi una formula magica per accattivarsi il consenso di tutti coloro che sono rimasti improvvisamente senza una guida. Di rinnovamento si parla ovviamente nel Pd. E i tre aspiranti candidati a sindaco che hanno già annunciato di volersi confrontare con le primarie (Francesco Serra, Raffaella Valeri e Massimiliano Capo) si sentono tutti e tre nuovi di zecca. Come nuovo si autodefinisce Filippo Rossi, transitato da Gianfranco Fini a Mario Monti e diventato una specie d’icona cittadina per aver fatto nascere e crescere il fenomeno “Caffeina”, vera rivoluzione culturale viterbese.

In attesa di altri candidati che si autodefiniscano nuovi, Leonardo Michelini è l’unico a rappresentare l’usato sicuro, ovverosia – per stare a un vecchio spot televisivo – quello “lavato con Perlana”. E proprio in questo sta la genialità della coppia (per anni scoppiata, oggi riaccoppiata) Gigli-Fioroni, che sono andati a bussare alla porta del Coldiretti per proporgli il grande passo. Michelini è personaggio capace, affidabile, serio, che in città è depositario – e con merito – di una notevole stima. Ma, per Gigli e Fioroni, rappresenta anche l’antidoto a quel salto nel buio che avrebbe messo paura all’elettorato dei Cimini. Michelini è l’usato sicuro, in grado di garantire quella continuità che i viterbesi, in fin dei conti, non disdegnano. Ecco perché, alla fine, sarà proprio lui a spuntarla.

 

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