19102017Headline:

E ora il Pd sponsorizzi un governo a 10 stelle

Beppe Grillo

Beppe Grillo

Ma sì, ha ragione Michele Emiliano, sindaco di Bari. Per uscire dall’empasse e dare un governo all’Italia serve il grande gesto; Pierluigi Bersani ceda il passo al Movimento 5 Stelle per un governo di cambiamento che faccia le cose più urgenti (legge elettorale in primis) e poi si torni al voto, quando tra l’altro sarà stato eletto il nuovo presidente della Repubblica.

Un governo a dieci stelle lo ha definito Emiliano, fondato su quei punti che ormai sono noti a tutti e che faccia bene al Paese, liberandolo dai nuovi giochi e giochetti che il cavaliere uveitico sta di nuovo mettendo in piedi per tutelare i propri interessi, continuando a  contare su uno zoccolo duro di tifosi che lo adora e che non lo abbandonerà mai.

Ha ragione Emiliano: l’unico piano B che consentirebbe al Pd di salvare la faccia è quello. Gli altri, di cui si sta ipotizzando in questi giorni (compreso quello che vedrebbe l’appoggio di Montiani e Lega nord), sentenzierebbe senza appello la fine di Bersani e del suo partito.

Il Pd negli ultimi sei mesi ha commesso diversi gravi errori. Pensava di vincere in carrozza e non si è reso conto che la gente non ne poteva più della vecchia classe dirigente. Ha guidato le primarie attraverso il suo apparato, facendo fuori la carta vincente che aveva e che si chiamava Matteo Renzi, ma non ha calcolato le infinite capacità di rimonta del bunga-buista di Arcore. Ha condotto una campagna elettorale senza messaggi ficcanti, che potessero colpire la fantasia e la voglia di appartenenza degli italiani, facendolo però dopo, quando le urne erano ormai aperte e i conteggi fatti. A cominciare da quegli otto punti che sicuramente andavano tirati fuori un po’ prima. Ora non commetta il più grave: quello di dare l’idea di accettare qualsiasi alleanza pur di rimanere a galla. Sarebbe esiziale. Per il Pd, ma soprattutto per l’Italia.

E la smetta Bersani, di correre dietro a Beppe Grillo, che lo sta insultando dal 26 febbraio scorso. I matrimoni si fanno solo se si è d’accordo in due. Piuttosto, è arrivato il momento di andare a vedere le carte, come in una partita di poker. E’ il momento di andare a vedere se il Movimento 5 Stelle ha veramente a cuore le sorti del Paese (che ha assoluto bisogno di un governo), oppure se tende solo ad aumentare il proprio consenso con la protesta demagogica.

Grillo è stato votato dal 25 per cento degli italiani, quindi oggi ha una pesante responsabilità sulle spalle. Giacché protestare è facile (possono confermarlo tutti i politici che hanno fatto opposizione), ma dimostrare di saper fare le cose per bene è un po’ più complicato. E allora il Pd, che è comunque in Parlamento il partito di maggioranza relativa, metta Grillo alla prova. Lo faccia salire sul ponte di comando in prima persona. Discuta i punti del programma che si avvicinano di più tra i due schieramenti (e ce ne sono) e glieli faccia attuare. L’Italia avrà così quel messaggio di rinnovamento che ha chiesto. E questo potrà essere il vero avvio di una fase nuova, di una classe dirigente diversa e più sobria di quella che l’ha preceduta. Sì da riacquistare la fiducia della gente, che oggi non c’è.

Su Grillo e sui grillini un’unica considerazione: si ricordino che la politica è soprattutto mediazione e che un consenso del 100 per cento a un unico partito non è né possibile, né augurabile (che altrimenti sarebbe una dittatura). E allora, si tolgano un po’ di quella puzza sotto il naso che hanno e si confrontino con gli altri. Farà bene anche a loro.

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