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I due amori di don Salvatore: Cristo e Viterbo

Monsignor Del Ciuco con Papa Benedetto XVI

Monsignor Del Ciuco con Papa Benedetto XVI

“Al carissimo Arnaldo Sassi, viterbese, con stima ed amicizia sincera”. Firmato: don Salvatore. Era il 5 maggio 1990 quando mi regalò “La storia della Macchina di Santa Rosa”, l’ultima sua fatica letteraria (ma aveva già scritto “La cattedrale di Viterbo” nel 1986; “Pianoscarano: uomini, cose ed usanze di una Viterbo che passa” nel 1987; “La chiesa di S. Maria dell’Edera” nel 1989) realizzata per amore della sua Viterbo. Perché don Salvatore Del Ciuco, o meglio Monsignore, come lo chiamavano tutti, di amori ne aveva fondamentalmente due: Gesù Cristo, per il quale aveva indossato la tonaca, e la città dov’era nato e cresciuto.

Era nato il 2 marzo del 1927  a Pianoscarano don Del Ciuco. E all’epoca per far studiare i figli, si preferiva mandarli dai preti: ambiente sano e risparmio economico assicurati. Sicché il giovane Salvatore prese ben presto la via de La Quercia (dove fino a qualche anno fa c’era il seminario), ritrovandosi come compagno di camera un certo Luigi Petroselli, pianoscaranese anche lui. “Poi io me so’ fatto prete davvero – mi raccontò un giorno – e lui è diventato comunista”. Ma, mentre lo diceva, gli occhi gli brillavano, facendo intendere che tra i due c’era e c’è sempre stata profonda stima e amicizia

Don Salvatore con Francesco Totti al Pianeta benessere

Don Salvatore con Francesco Totti al Pianeta Benessere

Fu ordinato sacerdote il 26 aprile 1949, all’età di soli 22 anni. Per oltre sessant’anni ha svolto il suo ministero ricoprendo vari incarichi, tra cui rettore del seminario minore di Viterbo e Tuscania, direttore dell’ufficio catechistico diocesano, canonico sacrista della chiesa cattedrale, direttore dell’ufficio ecumenismo e dialogo, vicario episcopale per le relazioni e la promozione culturale, nonché direttore del Museo Colle del Duomo. Ma, accanto all’attività religiosa, don Del Ciuco ha sempre curato quella letteraria, con particolare riferimento alla storia e alla cultura di Viterbo.

Di alcuni libri da lui scritti s’è già detto, ma ho il dovere di ricordare anche la preziosa collaborazione che offrì alle pagine viterbesi del “Messaggero” – eravamo nei primi anni ’90 – con le sue storie dei personaggi caratteristici della città: da Pizza e Cacio alla Caterinaccia, dal bruscolinaro del campo sportivo a Scheggino, e via dicendo. Storie passate di una Viterbo che non c’era più, che la sua penna sapeva sapientemente far  rivivere, impregnandole di umanità.

Alla realizzazione del Museo del Colle del Duomo, voluto dalla Curia i occasione del Giubileo del 2000, dedicò tutto se stesso, curandone i minimi particolari, così come – nel 2009 – partecipò attivamente all’organizzazione della visita papale di Benedetto XVI. “Perché Viterbo – ripeteva – deve fare un figurone”.

Oggi alle 15 in Duomo saranno celebrati i suoi funerali. Un’occasione per i viterbesi per dire a Monsignore: “Hai tanto amato Viterbo che noi non possiamo non amarti. E resterai sempre nel nostro cuore”.

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