23112017Headline:

Quattro domande su Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Lungi da me l’idea di sputare sentenze, vizietto che molti di coloro che scrivono su un qualsiasi mezzo di informazione (nazionale, ma anche locale) purtroppo hanno. Ma una voglia irrefrenabile di chiedere, di fare domande, di capire ancora una volta quello che sta succedendo, avendo possibilmente risposte sensate.

Il riferimento è a Silvio Berlusconi e alla sua guerra ideologica ormai da tempo ingaggiata contro i magistrati. Contro le toghe rosse. Contro quelli che lo indagano e che per questo vogliono distruggerlo, anche se lui, nel corso degli anni, è stato votato la milioni di italiani.

Ecco, la prima domanda parte proprio da questo assunto, ribadito fino alla noia a più riprese, sia dallo stesso Berlusconi che da coloro che gli sono vicini. Se uno prende tanti voti alle elezioni, è escluso che possa commettere reati? Oppure, proprio perché, grazie a quei voti, è potuto salire ai massimi livelli del potere pensa che sia al di sopra delle leggi e delle regole e che tutto gli sia permesso?  Vorrei che qualcuno mi rispondesse con argomenti seri, senza slogan preconfezionati. Convincendomi magari che la mia opinione (ovviamente, la seconda che ho illustrato) sia sbagliata.

Certo è che quello che sta accadendo in queste ore ha abbondantemente superato i limiti del ridicolo. E forse, a questo punto, le esagerazioni stanno sia da una parte che dall’altra. Però, se i processi vanno fatti e la legge è uguale per tutti (ma è così?) non si può perennemente fuggire dai Tribunali, assommare rinvio dopo rinvio, non per difendersi dalle accuse, bensì per dribbrarle usando mezzi e mezzucci.

Dico una banalità se affermo che il caso Berlusconi è unico al mondo. In qualsiasi altra nazione civile l’uomo avrebbe smesso di fare politica da un bel pezzo. E invece un italiano su cinque ancora lo vota. E questa è la seconda domanda: come è possibile? Secondo quale criterio? Qualcuno me lo spieghi.

Oltretutto, quello che sta venendo fuori a Napoli credo debba interessare tutti, a prescindere dalla fede politica, ma nell’interesse della democrazia e delle istituzioni. Se infatti fosse appurato che nel 2008 Berlusconi comperò uno o più senatori per far cadere il Governo Prodi saremmo di fronte a una vero e proprio golpe, messo in atto – invece che con le mitragliatrici – a suon di milioni di euro.

Terza domanda: di fronte a tale enormità (pardon, ipotesi di enormità), non è giusto che la verità venga a galla, che sia fatta chiarezza fino in fondo, che la gente tutta sappia cosa veramente è accaduto? In fondo stiamo parlando di una vicenda che riguarda le istituzioni dello Stato, quindi tutti i cittadini della Repubblica, ergo tutti noi.

Un’ultima considerazione sui magistrati politicizzati. Ce ne sono? Forse sì, ma ce ne sono tanti altri (e alcuni li ho conosciuti personalmente) che pensano a fare bene il proprio dovere al servzio dello Stato. E allora, visto che in un qualsiasi processo c’è un pm che formula l’accusa, un gip che deve poi decidere per il rinvio a giudizio o per il proscioglimento  e infine, un collegio giudicante (composto da uno o tre membri, a seconda dei reati) che deve emettere il giudizio, possibile – e questa è la quarta e ultima domanda – che a Berlusconi siano capitate tutte toghe rosse e neanche una toga nera? Se così fosse, ci sarebbe da ammettere che l’uomo è proprio sfigato.

Post scriptum: non è che, dopo le toghe rosse, abbiamo cominciato ad assistere anche al fenomeno dei camici (dei medici) rossi pure quelli?

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