25092017Headline:

“Se continua così, fra sei mesi chiudiamo tutti”

Giuseppe Crea e Rino Orsolini

Giuseppe Crea e Rino Orsolini

Ordini e fatturato in drammatico stallo, aziende che continuano a morire, disoccupazione che non cresce solo perché i posti di lavoro sono mantenuti grazie al ricorso massiccio alla cassa integrazione (+33,2%; dieci punti oltre la media regionale e più di 20 rispetto a quella nazionale). Il bilancio di Federlazio degli ultimi sei mesi del 2012 è in profondo rosso. Anche se nessuno si aspettava una inversione di tendenza rispetto all’ultimo lustro. Eppure gli imprenditori viterbesi «cominciano a vedere una luce in fondo al tunnel», parola di Rino Orsolini, presidente della piccola e media industria. Avverte, il numero uno di Federlazio, che «permanendo l’attuale situazione economica molte aziende rischiano la chiusura». Questa almeno è la fosca previsione emersa dopo aver consultato un campione di 350 ditte associate. Viterbo è all’ultimo posto nel Lazio per crescita e soltanto dietro a Rieti (75,7%) per il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Ovvio, occorre invertire il trend. Gli imprenditori chiedono soltanto di avere gli strumenti per scendere in campo. Sta alla politica cambiare marcia, nel momento in cui governo centrale e Regione sono chiamati a ripartire. Orsolini – in occasione della presentazione della semestrale di Federlazio – elenca i mali passati e presenti che sono diagnosticati da tempo: «La stagnazione dei consumi che fa scendere la domanda; la profonda crisi del settore delle costruzioni, da sempre un volano importantissimo per l’economia laziale; la pressione fiscale che ha raggiunto livelli inauditi; il problematico accesso al credito; i mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione che sta mettendo al tappeto tutte le imprese». Da ultimo, ma non ultima la «situazione di stallo che si è creata dopo il responso delle urne».
L’analisi che Orsolini fa sul voto è chiara, altrettanto netto anche perché obbligato il percorso politico: «Difficile che Grillo dica sì a Bersani, piuttosto è auspicabile un governo di larghe intese che punti su quattro o cinque punti programmatici e che consenta di evitare l’impasse istituzionale eleggendo il nuovo Capo dello Stato». Auguri, ovviamente, a Nicola Zingaretti. «Il compito che l’attende è arduo e pieno di ostacoli…eredita una Regione devastata dal debito della Sanità, con la presenza di 51, dico 51, società regionali. E qualcuno un giorno ci dirà a cosa sono servite. Intanto ben venga la proposta bipartisan di congelare i consiglieri regionali a 50. Infine, serve sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti delle Pmi». Altrimenti? Be’ altrimenti sarà sempre più difficile, quasi impossibile, fare impresa.

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