18062018Headline:

“Se la Regione paga i treni veloci arriveranno”

treno ritardoC’è chi ancora sogna l’aeroporto e chi comincia a pensare ai Frecciarossa. E perché no? Il mondo dell’onirico non ha tempo nè dimensione, soprattutto quando quello terreno offre (si fa per dire) un quadro assolutamente misero. In attesa che in città si aprano, quasi biblicamente, le piste per far atterrare gli aerei, i treni arrancano alla velocità delle vecchie littorine. Due ore, o giù di lì, per coprire gli 88 chilometri dal capoluogo alla capitale. La media, fatela voi. Le migliaia di pendolari che ogni giorno si sottopongono alla via crucis ferroviaria, la velocità (?) l’hanno calcolata almeno mille volte. I disagi, li vivono ogni giorno. Corse soppresse, ritardi che si accumulano, appuntamenti che saltano, contestazioni che lievitano. Odissea quotidiana che, in quanto tale, non fa più notizia.

«Maledette Ferrovie…ah quando c’era lui…». Lui è Benito Mussolini che vantava la puntualità dei treni come fiore all’occhiello del regime. Ma, a quei tempi, le Fs erano la più grande industria di Stato. Oggi costituiscono un gruppo, obbligato a far quadrare i bilanci. Settanta anni or sono era sempre lo Stato a pagare il servizio sociale del trasporto su ferro, oggi Fs è azienda impegnata a far tornare i conti. Il core business è l’Alta Velocità, quel che avanza, quando avanza, serve a tappare le falle della rete (identica lunghezza, poco più di 16.000 chilometri del network anteguerra). I treni regionali? I pendolari? Sono in mano alle Regioni. Precisi accordi fissano qualità e quantità dei servizi. Trenitalia è il vettore, l’ente regionale il committente. Chiaro no? E, dunque, i treni arrivano se arrivano i soldi. Una terza via (ferroviaria) non è data. «Noi – puntualizzano alle Fs – possiamo anche mettere i Frecciarossa sulla Roma-Viterbo, basta che ci paghino». L’amministratore delegato, Mauro Moretti, appena qualche giorno fa ha ricordato che la Regione Lazio ha debiti con Fs per oltre 200 milioni di euro. Saranno saldati? E quando?

treno-pendolari1Certo, un cliente insolvente non può pretendere un servizio efficiente. Ammesso e non concesso che, detto servizio, possa essere garantito da una infrastruttura che da troppo tempo mostra la corda. Che comunque è stata ripensata in funzione delle esigenze capitoline. Qualche decina di chilometri, da Termini a Cesano, che operano come una metropolitana di superficie, poi da Bracciano a Viterbo un percorso che si trasforma in una desolante via crucis: stazione dopo stazione. Tanto i viterbesi hanno anche i bus, la vecchia Roma-Nord e, naturalmente, l’auto di famiglia. Così devono aver pensato alla Pisana concordando con Trenitalia orari, numero di collegamenti, qualità delle vetture. Della serie io Regione ti pago tanto, e tu Fs mi dai tanto. Intesa onorata soltanto sulla carta e, allora, pochi soldi, pochi treni. In mezzo i pendolari che vorrebbero legittimamente aspirare a un servizio dignitoso invece che a un improbabile posto su una tradotta.

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