22112017Headline:

Tra Marini e Camilli insulti radiofonici

Piero Camilli

Piero Camilli

Se proprio domenica scorsa non avevate niente da fare (chessò: sesso selvaggio con tre ventenni ucraine, aperitivo a buffet, visita al museo del Louvre, una pizza e cinema, o persino leggersi un bel romanzo spaparanzati sul divano), be’ allora avreste potuto ascoltare la radio. La cara e vecchia radio locale, quella che tra un pezzo di Biagio Antonacci e la pubblicità del gommista sulla tangenziale (l’equilibratura quasi ve la regalano) parla anche di calcio. Ecco, sul finire della trasmissione,dopo che erano state registrate e commentate le contemporanee vittorie di Flaminia e Viterbese – evento rarissimo – si è ascoltato qualcosa di raccapricciante. Una rissa in diretta tra il sindaco di Viterbo Giulio Marini e il sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli. Ma tranquilli, i due primi cittadini non si sono azzuffati mica per la politica (d’altronde, in teoria i due sarebbero alleati: il primo del Pdl, il secondo trasmigrato da poco in Fratelli d’Italia). No, l’argomento del contendere era infinitamente più serio: si parlava, e si litigava, intorno al sacro gioco del pallone.

Giulio Marini

Giulio Marini

Sono stati minuti entusiasmanti, che hanno rinverdito i fasti mai dimenticati del Processo di Biscardi (Dio, quanto ci manca). Accuse reciproche, battute maliziose, qualche colpo basso appena sotto la cintura. Il tutto è partito, ovviamente, dallo stato comatoso in cui versa la Viterbese, soffocata dai debiti, rimpallata da questo a quell’imprenditore, messa in vendita – ma che dico in vendita: re-ga-la-ta, siori e siore – a chiunque se la volesse accollare. Camilli, più volte invocato dalla piazza come salvatore della patria, è stato stuzzicato da Marini: “Invece di chiacchierare, passa ai fatti e vieni a prenderti la squadra. Finora hai parlato e basta”. E lui, il Comandante, dopo aver ribadito il prossimo addio al Grosseto e la volontà di cimentarsi con una nuova avventura a Viterbo, ha replicato da par suo: “Io verrò a Viterbo quando tu non metterai più piede allo stadio. A meno che non ti metti giacca e cravatta”. Che Camilli stia pensando anche ad un nuovo dress code per accedere alla tribuna d’onore del Rocchi? Si sa: l’abito non fa il monaco, ma forse magari fa il sindaco. E ancora, in ordine sparso. Marini: “Io ho messo cinquantamila euro nella Viterbese. Questi sono fatti”. (Più che fatti, fatture: Formigoni docet). Camilli, in un crescendo rossiniano, anzi camilliano: “Tu non hai mai lavorato in vita tua. Facevi l’usciere in provincia”. Marini, controllo e tiro: “La politica non deve entrare nel calcio”. (A Silvio chi glielo spiega?). E ancora: “Se il problema sono io, non vengo più allo stadio”. Camilli, reattivissimo: “Ti farei pagare il biglietto”. E via così, nel classico e immortale gioco di chi ce l’ha più lungo, righello alla mano.

Questo il racconto, per sommi capi, dello scazzo. Che suscita un paio di riflessioni, anzi tre,a  margine. Primo: mentre la leggenda vuole che sul Titanic l’orchestra abbia continuato a suonare fino all’ultimo, qui i due si continuano a prendere a pugni mentre la Viterbese va a picco. Bene così, cioè male. Secondo: invece di azzuffarsi via etere, rovinando le domeniche a chi non può permettersi una tresca con le ucraine di cui sopra, forse sarebbe il caso che Camilli e Marini si facessero una telefonata privata. O magari che si sfidassero a singolar tenzone, all’alba, a piazza del Comune. Sai che sballo. Ultimo, ma forse non in ordine d’importanza: le elezioni comunali sono alle porte, così come la resa dei conti (nel senso di contabilità) sulla Viterbese,  e l’impressione è che questa mitologica zuffa sia solo un succoso antipasto di quello che ci aspetta nelle prossime settimane. Un avvertimento in chiusura: parlate soltanto due alla volta, sennò non ci si capisce niente, come direbbe Biscardi l’Aldissimo.

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23   Commenti

  1. Arrigo Sacchi scrive:

    Sento da più parti che i discorsi che riguardano la Viterbese vanno sempre a finire sul fatto che in fondo ai viterbesi della squadra non interessi poi molto,che molti cercano sempre di non pagare il biglietto che alcuni vanno ad “elemosinare” gli omaggi che altri entrano dopo perchè non si paga e tante altre cose.Prima di tutto il pubblico lo fa la squadra ,poi ritengo ingiusto addossare a noi le colpe di mancati traguardi per il poco sostegno alla società come è successo in passato.A riguardo,tornando indietro nel tempo,vorrei citare le parole di uno dei più bravi allenatori che Viterbo abbia avuto, Paolo Berrettini,che in un’intervista sul corriere dello sport del 1992 disse:.Sono parole che noi “vecchi” tifosi non scorderemo mai anche perchè vedevamo in quella squadra e in lui,il nostro carattere,il nostro modo di interpretare il calcio.Ci sono molte cose in comune con Farris e il suo gruppo e per questo ogni fine partita si meritano l’applauso di tutti.Peccato non avere una società degna di questa città perchè sono sicuro che tutti insieme potremmo lottare per obbiettivi mai raggiunti.

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