26092017Headline:

Aquilani: “Com’è duro fare il sindaco”

Sandrino Aquilani

Sandrino Aquilani

Tagli, tagli e ancora tagli. Soldi, soldi e ancora soldi. Dovuti, mica ricevuti. Ecco allora che un Comune come quello di Vetralla (ma potrebbe essere qualsiasi altro in questa penisola baciata da sole e bagnata dai debiti) è costretto a fare i salti mortali. Almeno fin quando sarà possibile, perché arriverà il giorno in cui anche la riserva dei miracoli sarà finita, e allora sarà la fine. E’ accaduto che con le quattro manovre del Governo Monti (l’ultima nel novembre scorso), l’amministrazione guidata da Sandrino Aquilani abbia dovuto progressivamente aumentare le aliquote Imu per coprire i tagli al bilancio. Inesorabilmente, una serie di sacrifici chiesti ai cittadini sull’altare della spending review. I mutui contratti nel passato, quando nulla lasciava presagire certi cataclismi, sono stati estinti dolorosamente per rispettare i nuovi decreti. Tutto molto difficile da spiegare a chi, come i vetrallesi, si trovano a dover pagare di tasca loro.

Così nel gennaio scorso il consiglio comunale ha approvato una delibera in cui si chiedeva al Governo di rimettere agli stessi Comuni – e quindi ai cittadini – i tagli della spending review. Come? Riducendo la pressione fiscale e le aliquote Imu. La delibera è stata approvata all’unanimità, segno che su questo tema anche la politica, le bandiere, s’azzerano e si ritrovano unite. E la stessa delibera è stata inviata per conoscenza al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al presidente dell’Anci, cioè l’associazione nazionale dei Comuni italiani. “E sa com’è andata a finire? – domanda e si domanda il sindaco Aquilani – Che nessuno ci ha risposto. Non che mi attendessi chissà cosa, ma almeno l’Anci, che dovrebbe rappresentarci, si è degnata di mandarci due righe. Questo per far capire a che punto siamo arrivati: urla nel silenzio, ecco cosa sono. Mi ricordo che alcuni anni fa, da sindaco, sollecitato da alcuni consiglieri, scrissi al presidente degli Stati Uniti per sollecitare l’estradizione di Silvia Baraldini (attivista italiana reclusa in America fino al 1999, ndr). Be’, dopo qualche tempo, mi arrivò la risposta ufficiale del capo di stato maggiore. Da Washington, capito? E qui, in Italia, nel mio Paese, nessuno si è degnato di rispondere a me e ai miei concittadini”.

Uno sfogo, quello di Aquilani, che è motivato da una situazione arrivata al punto di non ritorno. “Perché noi abbiamo dovuto rispettare tutti i nostri contratti, quelli sui mutui per esempio, mentre lo Stato ci toglieva soldi su soldi, ci dissanguava, e poi ci costringeva a fare gli esattori, chiedendo ai cittadini di pagare l’Imu, anche se poi gli introiti non sono tornati certo a noi. Sono cose difficili da spiegare alla gente, e che però alla fine andranno a ripercuotersi proprio sulle persone, perché il rischio di ridurre i servizi per la comunità è più concreto che mai. E già in questo 2013 potremmo accorgercene”. Ultima spiaggia, allora, anche se a Vetralla, come in molte altre parti d’Italia, il mare non c’è. Souzioni? Aquilani, amministratore di lungo corso, bada al sodo, specie di fronte all’incertezza (eufemismo) che regna nei Palazzi del potere: “Invece di parlare, di litigare, di porre veti, a Roma dovrebbero prendere i provvedimenti condivisi, quelli che fanno parte di tutti i programmi, i più urgenti e vitali, ecco, dovrebbero prenderli e attuarli immediatamente. Perché c’è in ballo la sopravvivenza degli italiani. Dopodiché avranno tutto il tempo per trovare un accordo, per fare un Governo e cose così. Anche questa legge sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione mi sembra poco solida: le aziende sono tra l’incudine e il martello, hanno bisogno di soldi freschi subito, quegli stessi soldi che hanno anticipato con le banche, aspettando i pagamenti statali. Ecco, stanno ancora aspettando…” Aspetta e spera, ma spera con tutto il cuore. E non è detto che basti.

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