16122017Headline:

Arsenico, gli artigiani passano a vie di fatto

artigiani arsenicoLo avevano promesso e sono stati di parola. Hanno sopportato per giorni una situazione paradossale, con gli enti locali (Comune, Provincia e Regione, non necessariamente in quest’ordine) che si sono elegantemente defilati, nel più squallido degli scaricabarile e dopo che per anni avevano ignorato, o finto d’ignorare, l’urgenza e la gravità del problema. Parliamo di arsenico, naturalmente, l’ultimo elemento, in ordine di tempo, ad aggiungersi alla diffusa situazione critica delle piccole aziende e degli artigiani di questa terra. Già, perché oltre ai problemi economici, alla grandinata di tasse e balzelli, al calo dei consumi che accomunano tutta Italia (e mezza Europa), la Tuscia si trova a dover fronteggiare pure questa avversità. Di cui sinceramente non se ne sentiva alcun bisogno.

Di qui, la decisione di agire per vie legali contro le amministrazioni locali. Una decisione che dall’altra sera è decollata definitivamente, dopo l’incontro tra Confocooperative, Cna, Associazione provinciale panificatori e pasticceri e le imprese artigiane. C’erano anche gli avvocati Massimo Pistilli e Riccardo Catini, che hanno avviato l’iter per ottenere dai giudici di pace i rimborsi per i danni subiti fino a 5200 euro. La nota positiva a margine è che in questa prima fase gli artigiani non dovranno sborsare nulla per sostenere la pratica, se non le spese di cancelleria e carte bollate varie.

Non solo: gli artigiani chiedono anche il dimezzamento delle bollette dell’acqua, quelle sì che non conoscono crisi né ritardi, e il rimborso dei soldi sganciati per dotare le loro attività dei dearsenificatori. “Perché siamo in presenza di una chiara inadempienza contrattuale da parte di Talete spa e dei Comuni, che sono i gestori del servizio idrico”, rimarcano dalla Cna. Naturalmente tutte le spese sostenute debbono essere documentate.

“Abbiamo dato mandato di rappresentare e difendere imprese e cooperative – dice Luigia Melaragni, segretaria della Cna – non solo perché hanno dovuto pagare per responsabilità non riconducibili a loro, ma anche perché riteniamo che vada dato un segnale chiaro e forte alle istituzioni”. Sulla stessa linea Claudio Cavalloro, presidente provinciale dell’Associazione panificatori e pasticceri di Viterbo: “Gli enti locali devono svegliarsi: non è più tollerabile – spiega – che i problemi vengano affrontati all’ultimo minuto. Se non si reagisce, rischiamo che anche le prossime emergenze verranno accantonate e affrontate a tempo ormai scaduto”.

“In un momento di crisi, come quello che stiamo attraversando – spiega infine la presidente di Confcooperative Viterbo, Bruna Rossetti – il problema arsenico ha rappresentato per imprese e cooperative un ulteriore costo, un danno che poteva essere evitato. Perché si è trattato non di fatalità, ma di vera e propria inadempienza da parte delle amministrazioni. Perché il problema lo conoscevamo tutti da anni e sapevamo a cosa saremmo andati incontro. A cosa sarebbero andati incontro cittadini, imprese e cooperative”. Fare un po’ di giustizia, a questo punto, sarebbe anche logico.

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