16122025Headline:

Bersani, l’ultimo kamikaze

Bersani come Nerone

Bersani come Nerone

Scosso, stravolto e spaccato. E’ bastato un nome, quello di Franco Marini, per dividere il Partito democratico come non mai. Per far aggallare infine tutti i rancori, le barriere, le diversità di vedute che covavano sotto la cenere. E’ bastato un abbraccio (prima metaforico, poi fisico con il segretario Alfano) tra Bersani e il Pdl per scatenare il tiro al piccione, piccione piacentino. Gli echi della scossa tellurica s’avvertono benissimo anche nella Tuscia, dove le varie anime dei democratici provano a interpretare la situazione, a schierarsi, a sparare o a sparire. Quasi tutti sono contro il segretario, in nessuno però ne chiede le dimissioni. Di certo, anche qui, alla periferia dell’impero, si capisce niente sarà più come prima. Ecco gli esponenti del Pd interpellati da Viterbopost, e qui proposti in rigoroso ordine alfabetico.

Alessandro Angelelli (consigliere provinciale): “Quello di Bersani lo vedo come l’estremo tentativo di suicidio del Partito democratico, un tentativo fortunatamente non riuscito. Sarebbe riuscito se fosse passato Marini. E’ l’ultimo di una serie di errori da parte del segretario, anche se la scelta di puntare su Marini non può essere giustificata: ha privilegiato l’appoggio del Pdl dimenticandosi metà del suo stesso partito e non recependo l’apertura del Movimento cinque stelle. Incredibile. A questo punto non credo neanche che sia stato male consigliato, ma che l’abbia fatto apposta. Il futuro del Quirinale? Occhio alle sorprese”.

Gianluca Angelelli (sindaco di Civita Castellana): “Dovevamo appoggiare la scelta di Rodotà, anzi farla nostra. E questo è stato il primo errore di Bersani. Il secondo è stato quello di cercare l’accordo con Berlusconi, perché così si è spaccato il Pd e si sono compattati tutti gli altri. Di certo è stata una strategia poco intelligente: parlavamo di smacchiare il Giaguaro e poi ci rimangiamo subito tutto? Neanche la teoria di un presunto scambio Colle-Governo può reggere: l’elezione del presidente della Repubblica è il momento più importante della Nazione, e non si baratta con nulla. Il problema è comunque interno al partito, che deve rimettersi in sintonia con gli italiani e con la voglia di rinnovamento che esprimono da tempo. In questo senso Rodotà poteva essere una figura ponte tra il vecchio e il nuovo. Qui o si cambia o si muore”.

Franco-Marini

Franco Marini: uccellato

Andrea Egidi (segretario provinciale Pd): “Sono preoccupato per la tenuta del partito. Anche la discussione dell’altra sera ha avuto toni drammatici, poi ripetutosi al voto. Personalmente resto convinto e favorevole alla scelta di Franco Marini, un uomo dello Stato, che è sempre stato vicino ai lavoratori. E non lo darei neanche per bruciato definitivamente, lo porterei avanti fino alla maggioranza relativa: lo stesso Napolitano è stato eletto alla quarta votazione. E per me su Marini non si deve tornare indietro, né rinnegare la decisione: anzi, sarebbe peggio. Il presunto accordo con Berlusconi? Solo chiacchiericcio: Quirinale e Governo sono due cose diverse”.

Giuseppe Parroncini (ex consigliere regionale): “Bersani sicuramente ha sbagliato a privilegiare Berlusconi, ignorando buona parte del suo stesso partito, quasi come se volesse fare un dispetto a Renzi, e l’apertura di Grillo. I Cinque stelle, d’altronde, hanno buttato sul piatto un nome come Rodotà, che viene dalla nostra area, è stato anche presidente del Pds. Così si è dato un segnale sbagliato al Paese e si rischia di sfasciare il partito. In questo frangente il segretario deve essere lucido, e se non lo è si deve far consigliare da qualcuno che lo sia: l’importante è che si recuperi la situazione il prima possibile”.

Massimo Pelosi: “Bersani ha mostrato un comportamento ondivago, non riuscendo o volendo slegare il discorso del Quirinale da quello del Governo. Dopo aver passato quaranta giorni ad inseguire Grillo e i suoi, gli ha voltato le spalle nel momento in cui era possibile fare scelte condivise per andare da Berlusconi. Bisogna azzerare tutto e poi magari trarre le conseguenze da quello che è successo”.

Francesco Serra (consigliere comunale): “L’impallinamento di Marini dimostra che è stata fatta proprio la scelta giusta… Facili ironie a parte, dico che questo episodio ha fatto esplodere in modo fragoroso e definitivo il malessere diffuso da tempo nel partito. Adesso abbiamo due partiti a confronto, due generazioni. Intanto, per il Quirinale, mi auguro che arrivi presto un accordo su un nome condivisoBersani? Ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Ma alla fine è un errore che, a parte la figuraccia, può anche servire a risolvere definitivamente la situazione all’interno del Pd”.

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