21112017Headline:

Cna: “Tasse da record per imprese e cittadini”

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Luigia Melaragni

Comunque la giri, di salasso trattasi. Dietro la parvenza di una boccata d’ossigeno, si cela invece un ulteriore aggravio di balzelli per le imprese. Il decreto che sblocca i debiti della pubblcia amministrazione, appena approvato dal Governo, pubblicato sulla Gazzetta e in attesa della conversione in legge da parte del Parlamento, per la Cna ha perso l’attimo: poteva dare un reale aiuto all’economia abbattendo le tasse, invece si scaricano le inefficienze del pubblico sul privato.  “Il provvedimento-  sostiene il Centro studi della confederazione degli artigiani – nasconde un ulteriore e gravoso appesantimento degli oneri amministrativi e burocratici sulle imprese e sui cittadini. A peggiorare le cose, si è persa, ancora una volta, l’occasione per abrogare la norma che impone la corresponsabilità dell’Iva e delle ritenute negli appalti e nei subappalti. Tutto questo significa che sono in arrivo per le imprese e i cittadini oneri fiscali e costi burocratici per più di 10 miliardi di euro”.

I conti in tasca ad aziende e cittadini li ha fatti per benino il Centro studi della Cna. In materia di Tares, la conferma per il 2013 dell’aumento di 0,30 euro il metro quadro vuol dire quasi 2 miliardi di euro di maggiori oneri. “E’ fuori dai canoni della comprensibilità anche la decisione di lasciare ai singoli Comuni la facoltà di decidere il numero di rate con le quali il tributo dovrà essere pagato, unitamente alla possibilità, concreta, che i calcoli e la liquidazione del tributo debbano essere eseguiti direttamente dai contribuenti. Secondo le nostre stime, questa scelta -continuano gli artigiani – addossa sui contribuenti più di 6 miliardi di euro di maggiori oneri”. Riguardo all’Imu,  oltre alla pretesa di obbligare i contribuenti a fare due calcoli distinti per il versamento dell’imposta, prima in acconto e poi a saldo, si contesta il fatto che è stata lasciata mano libera ai Comuni per modificare, nel corso dell’anno, le aliquote senza alcuna limitazione. In questo modo, si raddoppiano gli oneri amministrativi a carico dei cittadini e delle imprese. Tradotto in cifre, potrebbero arrivare sulle spalle dei contribuenti circa 1,2 miliardi di euro di maggiori oneri. Tra i costi complessivi che ricadono sul sistema Paese, vengono considerati, infine, 1,296 miliardi di euro di oneri derivanti dalla mancata abrogazione della norma che impone la corresponsabilità dell’Iva e delle ritenute per appalti e subappalti. Tirando le somme, si raggiunge la ragguardevole cifra di quasi 10 miliardi e 500 milioni di euro. Un carico eccessivo che rischia di affossare un sistema già soffocato dalla crisi.

Amareggiato il commento della segretaria Luigi Melaragni: “Si caricano sulle imprese e sui cittadini gli oneri dei controlli fiscali e delle inefficienze delle amministrazioni locali, nonché quelli derivanti da esigenze di contabilità pubblica locale, per la gestione del federalismo fiscale. Per cercare di rianimare l’economia, l’abbassamento della pressione fiscale, oggi tra le più alte al mondo, costituisce una priorità assoluta. E’ diventato difficile anche trovare le parole per esprimere l’oppressione esercitata dal fisco e lo stato di emergenza che stiamo vivendo. Le forze politiche -sottolinea ancora la responsabile dell’associazione di Viterbo e Civitavecchia- hanno il dovere di ascoltare il grido d’allarme del Paese e mettersi immediatamente al lavoro. Le proposte per far uscire l’Italia dal tunnel ci sono da tempo; le abbiamo ripresentate in questi giorni, insieme con le altre associazioni, negli incontri in cui abbiamo chiesto la modifica, in Parlamento, del decreto legge sui debiti della pubblica amministrazione”. Un dialogo tra sordi, quindi, che derubrica a occasione persa un provvedimento nato invece per ridare linfa vitale a un’economia dissanguata.

 

 

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