17122017Headline:

Crediti alle imprese: decreto da cambiare

Il ministro Vittorio Grilli

Il ministro Vittorio Grilli

Bisogna modificare profondamente il decreto governativo per i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese prima che questo si trasformi nell’ennesima trappola burocratica inefficace. Questo è il grido levatosi da più parti dinnanzi a uno strumento che, palesemente incongruente e farraginoso, deve necessariamente essere emendato dalle Camere.

I dubbi sul decreto sono stati scartati dai più, che hanno accolto lo strumento con entusiasmo. A distanza di qualche giorno, invece, le incongruenze e la totale assenza di un piano di salvaguardia a favore delle imprese previsto dal decreto sono davanti agli occhi di tutti e l’imperativo all’ordine del giorno è quello di trovare misure capaci di rispondere con efficacia e tempestività alla situazione di emergenza in cui si trovano le imprese dell’artigianato e del terziario di commercio.

Il decreto Grilli varato dal governo prevede che lo Stato paghi alle imprese in credito verso le amministrazioni pubbliche fino a 40 miliardi di euro. Ma se nell’iter previsto per l’erogazione di tali somme si dovessero riscontrare delle anomalie che bloccassero l’intero processo? Quali le garanzie a salvaguardia delle Pmi? Per il momento nessuna, come ha fatto più volte notare Rete Imprese Italia, che per prima e in tempi non sospetti ha sollevato la problematica.

Che il problema ci sia e imponga una soluzione veloce ed efficace è dimostrato dall’interessamento suscitato nei piani della politica. Il Pdl, che nelle parole del portavoce Daniele Capezzone ha definito il decreto una ”beffa”, ha preso le distanze dal provvedimento, garantendo alle associazioni il massimo appoggio per modificare il testo in Parlamento. Subito dopo il Popolo della Libertà, che in merito alla questione ha organizzato un incontro con Rete Imprese Italia, si è fatto sentire anche il Pd, dichiarandosi in linea con le perplessità espresse da Rete Imprese Italia.

Al di là dei giochi politici è urgente trovare un equilibrio che assicuri la salvaguardia delle imprese e che preveda la compensazione dei debiti e degli obblighi fiscali. L’urgenza di un provvedimento riveduto e corretto è tanto più vera se si considera che il testo potrebbe comportare un ulteriore appesantimento degli oneri burocratici e amministrativi sulle imprese e i cittadini pari a circa 10 miliardi di euro. Per non parlare poi della mole di delibere attuative che interessano i diversi livelli dell’amministrazione.

Bisogna consentire alle imprese di essere soggetti attivi nei confronti delle amministrazioni, adottando un meccanismo di compensazione tra i debiti delle Pa e i debiti fiscali e contributivi delle imprese verso lo Stato. Il pagamento dei 40 miliardi della pubblica amministrazione alle imprese si dimostra essere una strada impervia e, ammesso che si arrivi in cima al problema, è lecito domandarsi se non ci troveremo presto ad affrontare un altro accumulo di debiti. Del resto, come evidenziato dai tecnici della Camera che hanno esaminato il caso dei debiti fuori bilancio delle amministrazioni, non è vero detto che il decreto rimuova le cause del problema e, anzi, gli eventuali tagli a copertura del decreto potrebbero creare i presupposti per nuovi arretrati. Come a dire che abbiamo bloccato la perdita ma non abbiamo chiuso il rubinetto.

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