11122017Headline:

L’acqua senza arsenico? C’è ed è tanta

Vincenzo Piscopo

Vincenzo Piscopo

Non sarà la scoperta dell’acqua calda, ma dell’acqua buona sì. Buona nel senso di senza arsenico, e dunque meno pericolosa e insalubre di quella che attualmente esce dai rubinetti di Viterbo e di molti paesi della provincia. L’hanno trovata quelli del gruppo di idrogeologia dell’università della Tuscia, capitanati dai professori Silvano Onofri e Vincenzo Piscopo (rispettivamente direttore del dipartimento di Scienze ecologiche e ideogelogo), che ieri hanno presentato con orgoglio il loro lavoro. Un lavoro, va sottolineato, che già da due anni è finito nelle mani della Regione, la quale però si è limitata a riconoscerlo, ma non ad applicarlo. Col risultato che oggi il caso arsenico è esploso in tutto il suo fragore, così come è esploso il malcontento dei cittadini.

Silvano Onofri

Silvano Onofri

Nel dettaglio, i ricercatori viterbesi hanno individuato alcune falde acquifere con bassi contenuti di arsenico nel sistema cimino-vicano. Le loro acque, esaminate approfonditamente, hanno mostrato di contenere valori di arsenico al di sotto del limite fissato dall’Unione Europea (10 microgrammi litro). Potabilissime, dunque, non pericolose, ma anche abbondanti, visto che parliamo di un territorio ampio oltre 900 chilometri quadrati. “Le fonti non inquinate da arsenico – hanno detto i due docenti dell’Università di Viterbo – potrebbero soddisfare non solo il fabbisogno del capoluogo della Tuscia ma della gran parte dei paesi. Più si attinge da sorgenti a quote più basse e vicine alle acque termali di cui il sottosuolo viterbese è ricco (come avviene ora per gran parte degli acquedotti viterbesi), più aumenta la concentrazione di arsenico che arriva a toccare i 70 microgrammi per litro”. Meglio, dunque, cercare in alto, nel comprensorio dei cimini. E attingervi.

Anche perché non solo si tutelerebbe la salute pubblica, ma si risparmierebbero anche diversi milioni di euro, spesi in depuratori. Un risparmio quantificato dalla stessa università nel 40-50 % di ciò che attualmente viene speso. E anche il fattore tempo verrebbe abbattuto drasticamente. Questi i fatti, scientifici. A chi di dovere spetta la risposta. A breve, se possibile, visto che due anni sono già scivolati via, come l’acqua con e senza arsenico.

 

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