21112017Headline:

Quel caposaldo chiamato risparmio

banca soldiLo spread? Una scoperta recente; la Bce? Una delle tante sigle della costellazione Europa; il fiscal compact? Qualcosa che ha a che fare con le odiate tasse. Termini fino a ieri sconosciuti o quasi, che prima sono penetrati nell’immaginario collettivo e poi nelle case di tutti noi, costretti a fare i conti con gli euroMerkel. I venti impetuosi della crisi hanno cambiato abitudini e incrinato certezze antiche senza però sgretolarle.

Il risparmio però è ancora un caposaldo della famiglia viterbese se è vero che i depositi bancari sono – percentualmente – i più alti della regione e probabilmente tra i più consistenti dell’intera penisola. «Anche se – ammette il direttore di un istituto di credito del capoluogo – le risorse si vanno assottigliando per far fronte alle crescenti esigenze di casa». Capifamiglia e imprenditori della Tuscia riescono ancora a conservare una quota di ossigeno e a onorare i propri debiti se è vero che il tasso di rischiosità delle aziende, pur essendo cresciuto dall’8,5% del 2008 al 10,35% del 2012, è il più basso del Lazio, preceduto da Roma (18,28%), Frosinone (16,45%), Latina (15,8%) e Rieti (12,52%).
Ma, evidentemente, parsimonia e onestà (prerogative di una cultura contadina; absit iniuria verbis) non sono sufficienti a frenare lo smottamento di una società in oggettiva crisi, testimoniata da indicatori negativi: nel 2012 i consumi sono crollati del 5%, il prodotto interno lordo del 3,4%, l’indice di disoccupazione ha sfondato il tetto del 12%. I giovani senza lavoro sono saliti al 43%, cioè quasi uno su due non ha un impiego. La cassa integrazione, alla fine dello scorso anno, ha raggiunto i 6 milioni di ore con un +800% rispetto alla situazione pre crisi, cioè a fine 2008.
I soldi, quelli che venivano gelosamente custoditi in banca, sono stati utilizzati e sono utilizzati per far fronte all’emergenza. Insomma, si va ad intaccare il gruzzolo di famiglia, altro che investimenti. E se vengono a mancare i denari per pianificare la crescita, inevitabilmente, vanno in tilt le imprese che sono costrette e chiudere i battenti. Lo stallo del settore delle costruzioni è un dato di fatto, la moria degli esercizi pubblici sotto gli occhi di tutti. L’indotto di questi due comparti trainanti dell’economia viterbese è in chiara sofferenza. La prima e naturale conseguenza è la crescita del tasso di disoccupazione. I soldi custodititi sotto il materasso (si fa per dire) non hanno mai creato un posto di lavoro. Figurarsi quando questi servono appena per tirare a campare.

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