23092017Headline:

“Qui si muore e la politica non decide”

Giuseppe Crea

Giuseppe Crea

Questa non è neanche una questione di “mentre a Roma chiacchierano quegli altri espugnano Sagunto”. No, perché qui non c’è più neanche qualcosa da espugnare: tutto va a rotoli, il morto – anzi, i morti – sono sulla bare e ci sono pure dei dati a confermarlo. Lo fa notare, con un grido di allarme senza precedenti, anche la Federlazio provinciale, di solito molto cauta su questi temi ma stavolta senza peli sulla lingua. Sono i numeri relativi all’ultimo semestre del 2012 a spaventare: consumi immobili, produzione idem, e setore industriale che nella Tuscia è in perdita secca.

Ecco allora che il presidente della Federlazio, Rino Orsolini, cerca di amplificare la richiesta di aiuto delle piccole e medie imprese, che continuano a chiudere, o al meglio ad essere stritolate, mentre la situazione politica e istituzionale è tragicamente immobile: “Oggi in Italia chiudono quaranta aziende al giorno – dice Orsolini – e il Governo non ha ancora stanziato le risorse per finanziare la cassa integrazione in deroga. La politica ha deciso di non decidere, il Paese è da quaranta giorni senza una guida e ne risente la coesione sociale, cioè il primo passo per prendere le decisioni sul futuro dell’Italia”.

Ci sarebbe il decreto sui pagamenti della Pubblica amministrazione, un piccolo passo, un’apertura, un gesto di buona volontà anche per ridare respiro a tante aziende – specie le piccole e le medie – che devono avere dei soldi pubblico da troppo tempo ormai. “A patto che la burocrazia non rallenti i pagamenti – riflette il direttore di via Sacchi, Giuseppe Crea – Noi da tempo chiedevamo un gesto che rimettesse in moto la macchina dei pagamenti, ora non resta che continuare su questa strada, anche se tutti gli adempimenti previsti, una trentina, rischiano di rallentare l’accesso ai crediti vantati dalle imprese. Ecco, speriamo che il meccanismo non s’inceppi”.

Crea si auspica anche la piena collaborazione degli enti locali: “Devono cambiare atteggiamento – dice il direttore della Federlazio – visto che spesso hanno investito a danno delle imprese private, e penso ai settori delle infrastrutture o dei servizi. E’ essenziale che i bilanci degli enti siano a posto, così che possano garantire il pagamento delle aziende per i servizi e le opere che fanno”. Come dire: evitiamo di far lavorare privati e poi di non pagarli, o pagarli con troppo ritardo come è avvenuto fino ad oggi.

Debito, crescita e credito: il futuro dell’Italia, l’uscita dal tunnel, è racchiuso in questi tre concetti. Almeno secondo Federlazio, nella speranza che qualcuno l’ascolti. E agisca.

 

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