25112017Headline:

Vertenza Telecom, sindacati all’attacco

 

I segretari di Uil, Cgil e Cisl

I segretari di Uil, Cgil e Cisl

Vertenza Telecom, i sindacati affilano le armi, chiedendo un incontro urgente al presidente della Provincia Marcello Meroi, affinchè intervenga sull’azienda contro la chiusura della sede 187 di Viterbo, dove lavorano 34 persone con alta professionalità acquisita negli anni.

“Telecom Italia – dicono in coro Rosita Pelecca (Cisl), Giancarlo Turchetti (Uil) e Miranda Perinelli (Cgil) – sta distruggendo un’azienda sana, probabilmente per esternalizzare il servizio, portando tutte le negatività che questa frammentazione comporta. Ci auguriamo che presto si possa affrontare il problema a salvaguardia oltre che dei lavoratori, anche del territorio che si sta letteralmente svuotando di questi servizi.

Il fatto è che la politica dei tagli indiscriminati, a tutti i livelli, sta diventando un’epidemia. E anche Telecom s’è adeguata, decidendo di smantellare tutti i 187 sparsi per l’Italia con meno di 50 dipendenti. Nel capoluogo ce ne sono 34 nella sede di via Garbini, destinati a perdere il posto oppure a trasferirsi fuori provincia o fuori regione pur di mantenerlo. Un risultato comunque, il sindacato l’ha già ottenuto: far slittare la chiusura da giugno 2013 allo stesso mese del prossimo anno.

L’appello intanto, è stato subito accolto da Meroi, che ha fissato l’incontro per il 12 aprile a mezzogiorno. Ma già nei giorni scorsi il presidente della Provincia s’era fatto sentire: “Mi farò portavoce presso i vertici aziendali della contrarietà dell’ente – aveva detto  – e mi impegno a sostenere ogni iniziativa che possa ritenersi utile”. Anche perché, è il ragionamento del responsabile di Palazzo Gentili, nella Tuscia sta chiudendo tutto. “Da tempo – osserva Meroi – stiamo assistendo al sistematico smantellamento dei principali servizi presenti sul nostro territorio, il tutto giustificato dalla necessità di ridurre i costi d’esercizio. Ma non si può pensare di risparmiare sempre e solo tagliando e mettendo a rischio il futuro dei lavoratori. Una logica che non ci sentiamo di condividere”.

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