25112017Headline:

Alvaro Ricci, confronto con i giovani

Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

Un Campari o un San Pellegrino? E poi, ci saranno le olive e le patatine? Il dubbio, chi vorrà, se lo potrà togliere sabato prossimo verso le 11,30, andando al Due Righe Book Bar (via Pietra di Pesce, vicino piazza San Carluccio), quando il vice capogruppo uscente del Pd a palazzo dei Priori Alvaro Ricci offrirà un aperitivo ai giovani viterbesi che in contrerà per un confronto sui temi centrali per il rilancio e lo sviluppo di Viterbo.

“Questo appuntamento, aperto a tutti, mi sta molto a cuore – dice Ricci – perché non l’ho convocato in prima persona. Sono stato chiamato da un gruppo di ragazzi a incontrarli e gli stessi hanno pensato di diffondere l’invito a tutti i cittadini. Sono segnali positivi, di soddisfazione personale ma anche di buon auspicio per l’importante sfida elettorale che andiamo ad affrontare. Sono convinto – prosegue Ricci – che Viterbo abbia bisogno di un cambiamento. Michelini rappresenta la scelta giusta, capace di aggregare e di organizzare una squadra che, se i viterbesi vorranno, è chiamata a un compito duro quanto stimolante”.

Per Ricci la città esce da cinque anni di abbandono nei quali in tanti si sono chiesti se sia stata realmente amministrata, e il degrado non è soltanto nelle strade e nelle piazze, ma anche nel tessuto sociale, in quello economico – lacerato dalle mille occasioni buttate al vento – e nella mentalità. “Magari non tutto – precisa Ricci – può essere imputato a Marini. Diciamo che è fisiologico un crollo delle prestazioni dopo tanti anni di amministrazione monocolore. Comunque quello che mi interessa è parlare insieme della città, per trovare soluzioni ai problemi e per individuare problematiche che magari sfuggono”.

Ricci si è battuto, nella veste di vicecapogruppo del Pd in consiglio comunale, negli ultimi cinque anni contrastando le politiche sbagliate della giunta Marini. Da ricordare il caso Itet, dove l’opposizione è riuscita a spaccare la maggioranza scongiurando decisioni che rischiavano di compromettere lo sviluppo della Viterbo termale e di assegnare alla cementificazione selvaggia le pendici della Palanzana. Un’opposizione dunque capace di essere dura e determinata, ma anche di giocare un ruolo propositivo per la città.

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