23092017Headline:

La cultura nell’inutile ricerca di spazi

Il nuovo teatro tenda

Il nuovo teatro tenda

Un progetto in cerca di spazi. Per dotare il capoluogo di una casa della cultura e delle arti. Un progetto “regolarmente presentato, frutto di partecipazione, di condivisione tra le associazioni, che non ha trovato orecchie che sappiano ascoltare”.

Patrizia Antonini, tra i più attivi animatori del comitato  Spazi aperti alla cultura, racconta ad alta voce un pezzo di “storia recente”, che si è srotolata in circa dodici mesi in una città che promette ma non fa, perché “per fare certe cose, ci vuole orecchio”.

Provi a riassumere in breve la vicenda.

“Nel 2012 la chiusura del Cinema Trieste mette in evidenza la totale mancanza di spazi per la cultura  a Viterbo: teatro Unione chiuso da tempo, teatro San Leonardo, così come lo stesso cinema Trieste, di proprietà privata (la Curia), costoso e inospitale, cinema Genio chiuso. Nasce il comitato ‘cinematriesteaperto’, che organizza il “funerale della cultura”. Grande evento, fortemente partecipato;  cittadini, associazioni e operatori culturali, corteo, flash mob a piazza del Comune, ceri e fiori”.

Dopo le spettacolari esequie, cosa è accaduto?

“Dopo cinematriesteaperto,  arriva Spazi aperti per la cultura che punta a  un confronto con le istituzioni. Inizia così un colloquio con il sindaco Giulio Marini, non per la ricerca fantascientifica di nuovi mondi,  ma di spazi fisici e mentali di condivisione, partecipazione e di nuovi schemi di relazione”.

Quali gli esiti raggiunti dopo assemblee, incontri con le associazioni, gli operatori culturali, gli studenti, i cittadini, comunicati stampa, mail, comunicazioni su social network etc. etc.?

“Nell’ottobre 2012, dopo aver individuato insieme al sindaco  la Sala Gatti (ex Cinema nazionale di piazza delle Erbe, ndr) come unico luogo fisico al momento possibile, viene  elaborato da sedici associazioni il progetto la  “Casa delle culture e delle arti”, una proposta aperta alla città, alle sue realtà attive nel campo della formazione, del teatro, della musica e delle arti visive. Insomma, uno spazio collettivo e aperto in cui ritrovarsi insieme ad immaginare.”

Ma non avevate pure messo gli occhi sulla tensostruttura di piazza dell’Unità d’Italia?

“Su invito della stessa amministrazione, presentammo la richiesta di quello spazio, unitamente al progetto discusso col sindaco, il  nuovo vicesindaco (Luigi Maria Buzzi, nd), il dirigente di settore, e con i soggetti che già usufruivano della sala per spettacoli e laboratori teatrali, proprio per meglio definire gli accordi”.

Arriviamo al dunque…

“La richiesta di gestione della Sala Gatti e del Teatrotenda viene modificata in richiesta di utilizzo, la prima per un anno, la seconda per un mese, con una programmazione  allargata ad altre realtà culturali. Poi, il 16 novembre scorso, la doccia fredda. Per il Teatrotenda,  il Comune ha deciso  di escludere la programmazione condivisa e autogestita richiesta dalle sedici associazioni”.

Pare di capire che il progetto si è definitivamente arenato.

“Stiamo aspettando una risposta.  O meglio, non aspettiamo più niente. Il tentativo di superare, ove possibile, i pregiudizi, gli stereotipi andava fatto. Lo abbiamo deciso democraticamente e faticosamente. La costruzione di un processo partecipativo richiede tempo e sforzi. Ma per fare certe cose ci vogliono orecchie che sappiano ascoltare”.

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21   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    La cultura a Viterbo è stata appaltata, in senso lato e in senso stretto, ai soliti noti. I nomi? Gli amici e i compagni di merende di Rotelli, l’ex portaborse di Fini Filippo Rossi da Trieste e Andrea Baffo da Marini, il fine dicitore Manganiello e via finanziando. Pagati questi, concessi loro (gratis) tutti gli spazi possibili e immaginabili, per gli altri non rimane che il solito bugiardo ritornello: “Nun ce sò li sordi!”.

  2. Carla Rizzo scrive:

    Caro Giorgio Molino cosa ha fatto Lei per Viterbo? Ritiene di essere una voce così autorevole per permettersi queste corbellerie? Cordialità.

  3. Giorgio Molino scrive:

    Cara Carla Rizzo, non si preoccupi di sapere cosa ha fatto il sottoscritto per Viterbo, si preoccupi piuttosto di sapere come, a chi e perché gli enti pubblici destinano i suoi e i miei soldi. Con nessuna cordialità.

  4. Carla Rizzo scrive:

    Carissimo signor Giorgio Molino, innanzitutto complimenti per la gentilezza che dimostra in questi commenti. Ritengo che prima di parlare bisogna sapere, bisogna proporre. Lei si è mai fatto avanti per un progetto? Chissà magari sarebbe stata data opportunità anche a lei… tentare prima di dire. Oppure devo pensare che anche Lei appartiene a quella categoria di critici che senza proporre critica a prescindere. Sà dell’esistenza della burocrazia? Bene, per avere possibilità di attuare progetti occorre fare delle domande. Si informi. Cordialità, di nuovo.

  5. Giorgio Molino scrive:

    Per niente cara Carla Rizzo, mi trovo un po’ in imbarazzo a interloquire con chi, parlando a vanvera di cose che evidentemente non conosce o che (molto più probabilmente) fa parte della casta di chi “magna” per via di corsie privilegiate, poi scrive sa (voce del verbo sapere) con l’accento, dimostrando così di non conoscere, oltre a come funzionano certi meccanismi, anche e soprattutto la lingua italiana. A parte queste notazioni niente affatto secondarie, le faccio presente che non più tardi di qualche mese orsono, l’ex autista di Perugi e sindaco pro tempore ha convocato nel suo ufficio i rappresentanti di diverse associazioni viterbesi per fargli presente che “nun ce sò li sordi” (virgoletto la frase, sgrammaticature comprese, perché testuale o quasi). E questo a fronte di progetti e domande regolarmente presentate ai vari uffici competenti. E soprattutto a fronte di finanziamenti che continuano ad arrivare ai soliti noti in precedenza citati. Se poi vorrà farsi un quadro completo della situazione dei finanziamenti erogati ai soliti noti dal comune di Viterbo, vada domani al negozio Underground, dove, a quanto leggo, verrà presentato uno studio in proposito. Sempre che comprenda di cosa si parla. Senza alcuna cordialità e stima.

  6. Giorgio Molino scrive:

    Per niente cara Carla Rizzo, a quanto vedo e leggo sulla pagina facebook dell’ex autista di Perugi e sindaco pro tempore, lei (sempre ammesso che sia una lei) è un’infervorata apologeta (a titolo gratuito?) dello stesso. Capisco: la stozza è la stozza. Se la tenga stretta la sua stozza, ma attenta all’ultimo boccone. Spesso va di traverso e uccide. Senza alcuna cordialità e stima.

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