11122017Headline:

La guerra fredda? La vuole Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

In un’intervista  rilasciata al Tg4 (ma guarda un po’) Silvio Berlusconi ha detto che la sinistra lo odia e che bisogna superare il clima della guerra civile fredda.

Sul secondo punto ha pienamente ragione. Sul primo gli si potrebbe replicare che lui fa di tutto per non farsi amare e per spaccare l’Italia a metà, come del resto ha fatto (e anche bene) in questi vent’anni. Ragione per cui, vederlo come padre costituente, ossia a capo di questa famosa Convenzione che dovrebbe rivoluzionare la seconda parte della Costituzione, non può non provocare conati di vomito da parte di quella mezz’Italia che lui ha deriso, disprezzato e dileggiato nel corso degli anni.

Ma mettiamo tutto questo da una parte e parliamo del governo Letta, delle grandi intese (che Berlusconi ha sempre sostenuto – gliene va dato atto – dal giorno dopo l’esito del voto) e dell’Imu. Sì dell’Imu, che dal giorno dopo il giuramento del governo il Berlusca sta brandendo come una clava: o si toglie e si rimborsa quella del 2012, oppure addio fiducia.

Ora, premesso che pagare le tasse non piace a nessuno, ma le tasse servono per mandare avanti la baracca Italia, la cosa che dà fastidio a chi Berlusconi non lo ama, ma tenta di giudicarlo per quello che fa e per come si comporta, è che è ora di finirla di andare avanti per slogan ad effetto (e l’effetto, purtroppo, ce l’hanno, in una larga fetta di elettorato) e di cominciare ad affrontare la marea di problemi esistenti da persone serie. Solo così le larghe intese possono funzionare.

Allora, cerchiamo di ragionare: l’Imu è una tassa pesante (e anche ingiusta) soprattutto per le categorie più deboli; per chi ha un reddito basso e figli da mandare a scuola; per chi si è fatto una casa a prezzo di grandi sacrifici; per chi sta pagando mutui onerosi mentre magari è finito in cassa integrazione o, peggio ancora, è stato licenziato. Ma non è una bestemmia per i possessori di ville e villoni, per chi s’è fatto la casa al mare, per chi magari ce l’ha pure in montagna e per chi – come Berlusconi, appunto – di mega ville ce n’ha non si sa quante e di quale valore. E allora, tra queste casistiche, vogliamo stabilire qualche differenza, soprattutto quando allo Stato mancano le risorse?

Ma non finisce qui. Perché sul piatto di quest’Italia molto smandrappata ci sono anche quelli che godono della cassintegrazione in deroga (che scade a fine maggio e che, se non  viene rinnovata, si ritroveranno da giugno senza un minimo di sostegno); poi ci sono gli esodati (gente a cui è stato detto: vai in mobilità per due anni, poi ci sarà la pensione. Ma la riforma Fornero ha alzato l’asticella dell’età e loro si sono ritrovati come don Falcuccio), che non possono essere abbandonati a se stessi; poi c’è il famigerato aumento dell’Iva già programmato per il prossimo 1 luglio, assolutamente da evitare se non si vuole finire definitivamente nel burrone; poi ci sono gli incentivi da dare alle imprese, che in questo momento sono soffocate dalla crisi e che chiudono ormai a ritmo costante giorno dopo giorno. E forse è meglio fermarsi qui, giacché la lista sarebbe lunghissima.

E allora la domanda che tutti dovrebbero farsi (Berlusconi compreso) è: quante e quali risorse ha lo Stato per far fronte a questi problemi? E, nel caso non fossero sufficienti per tappare tutti i buchi, quali priorità il governo dovrebbe stabilire?

Ecco, questo dovrebbe essere il modo di procedere di una politica intelligente e dotata di un minimo di buon senso. Non dimenticando che la solidarietà è e dovrebbe continuare ad essere un valore portante della Repubblica.

Né può valere, da ultima, l’argomentazione secondo cui l’abolizione dell’Imu era una promessa fatta da Berlusconi in campagna elettorale. Giacché il nostro le elezioni non le ha vinte. E non può imporre – nel modo in cui sta facendo – scelte sue, peraltro discutibili, agli altri. Pensate per un attimo se il Pd, da parte sua, facesse lo stesso ragionamento berlusconiano sulla legge sul conflitto d’interessi; o, meglio ancora, sull’ineleggibilità (legge questa, già esistente) di chi ha concessioni da parte dello Stato. Per il plenipotenziario di Arcore sarebbe un attentato alla democrazia. Però state tranquilli: questo il Pd non avrà mai il coraggio di farlo.

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