18122017Headline:

Nella scelta del sindaco torniamo al Medioevo

La torre degli Alessandri a San Pellegrino

La torre degli Alessandri a San Pellegrino

Il grande numero dei candidati a sindaco di Viterbo ha creato tutta una serie di problemi che non erano previsti da nessuno. Quattordici candidati alla poltrona di sindaco e poco meno di seicento candidati alla poltroncina di consigliere comunale sono proprio tanti. E mentre per il sindaco esiste una probabilità su dodici (0,07%), per i consiglieri la probabilità è ancora più piccola e si riduce allo 0,05%. Negli ambienti viterbesi, a cura dei soliti bene informati, circolano sondaggi e previsioni che già danno per scontato il risultato elettorale. In virtù di queste Cassandre, ci sono candidati sindaci che già vendono la pelle dell’orso senza averlo, non dico ammazzato, ma neanche avvistato. E altri che, a sentire alcuni portatori di verità assolute, dovrebbero fin da ora rinunciare alla tenzone, e non presentarsi più perché hanno già perduto.

Tra i candidati dobbiamo segnalare chi ha già il fiato corto per aver iniziato nel mese di marzo la campagna elettorale. Poi, c’è n’è uno in particolare che quando parla non fissa mai negli occhi l’interlocutore; non riusciamo a capire come mai schivi lo sguardo diretto. I soliti maligni dicono che non è un timido. Insomma, tanti candidati a sindaco per una solo poltrona e tantissimi candidati a consigliere per trentadue poltrone.

Negli anni del basso medioevo, intorno al secolo XIII, quando Viterbo era una città temuta e rispettata e aveva anche ottenuto che la residenza papale, con la curia e la corte pontificia spostate qui, il podestà e i consoli duravano in carica solo un anno. Era questo un periodo di tempo stabilito dai nostri padri, proprio per evitare che le persone prendessero confidenza con il ruolo e potessero in qualche modo finire per usarlo per i propri vantaggi e comodi. La regola prevedeva anche il divieto di rielezione, anche se per il rispetto della verità storica, dobbiamo registrare delle eccezioni, come nel caso del fratello di Niccolò III, Orso Orsini. Infatti, questo uomo fortunato ebbe la carica di podestà rinnovata per tre anni. Ma la deroga  si può comprendere se consideriamo che il Papa deteneva sia il potere spirituale sia quello giurisdizionale, e il Papa in questione era il fratello del podestà.

Sulla scorta dei dati storici, per fare contenti quasi tutti i candidati a sindaco suggerisco di farli sedere sulla comoda poltrona di palazzo dei Priori per soli quattro mesi. Così facendo, in cinque anni possiamo metterli alla prova tutti. Per i consiglieri ridurrei il periodo di consigliatura a tre mesi, così in cinque anni avremo la possibilità di provare ben 600 consiglieri. Alla fine dei  cinque anni, tirate le somme del fatto bene, fatto male e non fatto per niente, potremo scegliere sindaco e consiglieri con le prove certe che faranno qualcosa di buono per Viterbo.

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17   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Filippo Rossi da Trieste, in effetti, sembra proprio un signorotto medievale. Quanto meno ne ha la boria e l’arroganza.

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