22112017Headline:

Non basta tagliare i tassi d’interesse

Mario Draghi

Mario Draghi

La pessima congiuntura economica europea e internazionale degli ultimi giorni, con la recessione dell’Eurozona e la brusca frenata dell’inflazione, ha indotto la Bce (Banca centrale europea) a tagliare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il costo del denaro al minimo storico dello 0,5%. Il presidente Mario Draghi, dichiaratosi frustrato dall’incapacità di interventi simili di trasferirsi efficacemente sull’economia reale, non esclude ulteriori ribassi e ha esteso fino a metà del 2014 la concessione di finanziamenti illimitati a tasso fisso alle banche.

È dunque il momento degli interventi decisi, con strategie che mirano ad essere anche decisive ma permane un po’ di freddezza nell’accogliere tali apprezzabili novità; un atteggiamento giustificato dal fallimento, registrato negli ultimi due anni, di misure e interventi che non sono riusciti a sollevare il Paese, e nello specifico il cuore imprenditoriale, stretto nella morsa della recessione e dell’accesso bloccato al credito. Il muro di gomma che impedisce alla liquidità di fluire nell’economia reale rimane alto e nel frattempo il tasso di disoccupazione ha superato il 12% della forza lavoro.

Buona (ottima, anzi!) la decisione della Bce di tagliare i tassi, a condizione però che siano poi famiglie e imprese i veri beneficiari della mossa economica avanzata da Mario Draghi che, dal canto suo, non si tira indietro dinnanzi alla possibilità di ulteriori ribassi, che si tramuterebbero nell’introduzione di tassi d’interesse negativi per i depositi delle banche presso l’istituto di Francoforte come strumento per incoraggiare i prestiti bancari alle Pmi.

Il problema italiano resta la mancanza di un flusso sicuro e stabile di finanziamento alle imprese e alle famiglie, prima ancora del livello dei tassi. La strategia della Bce, oltre ad essere apprezzabile, indica la seria volontà di intervenire a favore della ripresa imprenditoriale. Rimane però indiscusso il fatto che per uscire dalla crisi del credito servano soluzioni innovative e soprattutto di sistema. Come Associazione di categoria, Confartigianato mette a disposizione il Confidi quale  strumento di sussidiarietà da affiancare agli istituti bancari nel tentativo di influire sull’economia reale. In questo momento è vitale dare respiro e slancio alle Pmi, ecco perché l’ausilio del Confidi è fondamentale per traghettare l’imprenditoria fuori dell’empasse.

Secondo Draghi i fattori che impediscono agli effetti benefici apportati ai mercati finanziari di tradursi anche nell’economia reale sono individuabili nell’effetto contrazione prodotto dalla stretta di bilancio e nella frammentazione di bilancio. Non va dimenticata però, tra le ragioni principali della scarsità di credito, l’avversione al rischio che caratterizza l’atteggiamento delle banche. Ben venga dunque la politica monetaria «accomodante» adottata dalla Bce, a patto che i conti delle imprese, ormai dissanguati dal 2008, tornino a trarre beneficio grazie ai prestiti degli istituti bancari che devono tornare a investire sul finanziamento all’economia piuttosto che sui titoli di Stato, meri prestiti ai Governi.

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