11122017Headline:

Non basta un Donsanti in Paradiso

Maurizio Donsanti

Maurizio Donsanti

Hanno organizzato collette, hanno fatto concerti per tutti i gusti (dal rock al pianoforte), persino una serata col dj. Hanno raccolto un po’ di spiccioli, tutto sommato, per mandare avanti la Viterbese in questo finale di campionato in cui c’era – e c’è ancora, visto che domenica partono i playoff – qualche obiettivo da inseguire. Ma non saranno certo queste opere di bene dei tifosi gialloblu a salvare la baracca. Né ad assicurare un futuro di certezze alla società di via della Palazzina. No, ci vuole ben altro per stare tranquilli: non basta una squadra palluta, un pubblico compatto & generoso, una potenziale scalata di qui a giugno nella poule promozione. Piuttosto: qui servono soldi freschi, un progetto solido e dirigenti preparati, se è possibile. Perché sennò siamo del gatto, come dicono a Pianoscarano.

La situazione al momento è la seguente. La Associazione sportiva Viterbese, nata appena nel 2005,non ha né un presidente né un amministratore delegato. E’ rimasto un vicepresidente (l’altro si è dimesso): è Maurizio Donsanti, commovente per la sua dedizione ma non certo in grado di caricarsi sulle sue spalle la gestione finanziaria della società – e nessuno glielo chiede tra l’altro. C’è pure un direttore sportivo, Maurizio Manfra, che dopo essersi dimesso è tornato saldamente nella stanza dei bottoni. C’è una segretaria. Un addetto stampa. Un team manager. Tutto qui. Cosa manca è chiaro: manca uno – o più d’uno – che ci metta i soldi. E che dia qualche speranza per il futuro.

E poco pare muoversi, purtroppo. Perché non basteranno quegli sponsor, trovati dal sindaco Marini, che dovrebbero approntare cinquantamila euro giusto per pagare un paio di mensilità dei rimborsi spese dei giocatori. Troppo poco. Così è da considerarsi preoccupante – sì, preoccupante – la ripresa dei contatti con Angelo Deodati. Il quale, se avesse voluto riprendersi la Viterbese, l’avrebbe fatto da un pezzo. E che dunque preferisce giocare al gatto col topo, facendo un po’ di beneficenza per non deludere quei politici che gliela chiedono. Parliamoci chiaro: se si va ancora una volta a bussare a casa Deodati (stavolta, per la cronaca, c’è andato il direttore sportivo Manfra), vuol dire che all’orizzonte di potenziali acquirenti non se ne vedono. Anche perché, con una dozzina di società professionistiche in crisi, e offerte  gratis a chiunque, chi davvero vuole investire oggi nel calcio ha solo l’imbarazzo della scelta. E prima della Viterbese può aspirare a prendere un club più appetibile. Per chiudere il quadro desolante , varrebbe la pena ignorare anche tutte le promesse sparse qua e là dai candidati alle prossime elezioni: polpette avvelenate che invece di salvare la Gialloblù piuttosto l’ammazzerebbero.

Insomma, mentre la squadra continua a volare e la società cerca un compratore, ecco che anche una multa salata inflitta ieri dal giudice sportivo (2500 euro per sputi, insulti e lancio d’oggetti in quel di Trestina), può creare problemi alle finanze di via della Palazzina. E chi sperava nell’arrivo di Piero Camill – il salvatore per antonomasia – deve pure masticare amaro ascoltando le dichiarazioni del Comandante, che ripete senza sosta di voler “uscire dal mondo del calcio”. Intanto, un altro Camilli, il giovane Vincenzo, continua a scalare campionati su campionati: che diventi proprio la sua Castrense, nel giro di un paio d’anni, la prima squadra della Tuscia? Di sicuro da quelle parti non avranno mai problemi a pagare qualche multa imprevista.

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