26092017Headline:

Meroi fa ricorso contro la spending review

La protesta dei precari della Provincia

La protesta dei precari della Provincia

La spending review? Che vada a farsi a benedire, i viterbesi non l’accetteranno mai. Soprattutto, non sono intenzionati a farlo gli abitanti pro-tempore di Palazzo Gentili. Tanto che il loro capo, il presidente Marcello Meroi, stanco di vedersi tagliati i fondi qua e là, ha annunciato in pompa magna di voler presentare ricorso contro il decreto con cui il precedente esecutivo (era l’epoca di Monti, sembra una vita fa ma è l’altro ieri) dettava la linea dell’austerità agli enti pubblici.

Altro che taglio delle Province da molti considerate istituzioni inutili. Qui si bussa a denari. E infatti Meroi ha affidato all’ufficio legale interno il compito di verificare se sussistono i presupposti di un ricorso al Tar. Altrimenti, nel prossimo bilancio di previsione l’ente dovrà fare a meno di circa 4 milioni di euro.

Intanto, chi sono state le prime vittime della spending review? Gli stipendi degli assessori? Maddeché. Quelli del presidente, allora? Acqua. Quelli dell’ufficio di gabinetto e contorno? Diluvio. Se proprio si deve tagliare che ne facciano le spese i cittadini in primis e i precari poi. Quelli alle prese con strade provinciali simili a groviere perché i soldi per la manutenzione sono finiti. Questi da oggi a casa (sono una settantina) senza rinnovo di contratti. Tanto che stamattina si incontreranno in via Saffi, sede del palazzo, per decidere il da farsi: una parte vorrebbe iniziare subito la protesta, un’altra spinge per aspettare gli sviluppi dei prossimi giorni. Ma gli animi si fanno sempre più tesi.

Poco male, si dirà. Tanto i precari sono tutti (o quasi) raccomandati da qualche politico (o sindacalista) ed entrati i più senza concorso. Vero, ma c’è anche da dire che se per anni e anni (alcuni oltre 10) hanno lavorato all’interno dell’ente garantendo in alcuni casi interi servizi (il personale fisso andato in pensione non viene sostituito) delle due l’una: o le Province si chiudono e basta, oppure perché mandare a casa chi comunque una professionalità l’ha acquisita? Magari per sostituirli con altri precari nuovi di zecca ma più simpatici (politicamente parlando) agli attuali abitanti pro-tempore del palazzo?

Fatto sta che per ora tutti (tranne i tempi determinati) a casa. E gli altri? Qualche dirigente ha già annunciato di aver accantonato i soldi solo per alcune unità che ritiene indispensabili. Ma allora i soldi ci sono? E se non ci sono per tutti, quali i criteri adottati per scegliere chi è dentro e chi è fuori? Il curriculm? La permanenza all’interno dell’ente? Il colore di capelli? La statura? La fede politica? Mah, in ogni caso qualcuno degli esclusi ha già annunciato querele.

Intanto, la giunta Meroi del concorso non parla più e continua invece a chiedere alla Regione lo sblocco delle risorse del Fondo sociale europeo, con cui avviare qualche progetto in cui magari reimpiegare i precari storici. Perché la colpa è sempre di qualcun altro.

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