23112017Headline:

Sanità, la sfida del futuro sindaco

Il segretario Cisl Rosita Pelecca

Il segretario Cisl Rosita Pelecca

Il lavoro da ricreare, certo. Il centro storico da rilanciare, ovvio. Ma anche la sanità da ricostruire. Tra le primissime sfide che il prossimo sindaco di Viterbo si troverà a dover affrontare c’è di sicuro quello della rete assistenziale, ridotta in un cumulo di macerie a colpi di decreti dell’ex commissario ad acta Renata Polverini.

Ne è convinta la Cisl, che alla vigilia delle elezioni ha cercato di scuotere i candidati, criticando l’atteggiamento alquanto lassista tenuto negli ultimi anni dagli amministratori locali nei confronti delle decisioni prese in Regione. “I comuni, e in particolare quello di Viterbo di fatto – denuncia il segretario Rosita Pelecca – non è mai entrato nel merito delle scelte effettuate dalla Asl . L’amministrazione uscente non ha mai inciso attivamente nelle scelte dell’azienda, anzi ha di fatto subito quanto deciso in via Cristoforo Colombo a Roma”. E la conferenza dei sindaci? “E’ stata una mera ritualità”, risponde. Il momento scelto dal sindacato non è di certo casuale: “Ci aspettiamo – aggiunge Pelecca – che nel dibattito politico i candidati dicano chiaramente come vogliono affrontare e cercare di risolvere il problema sanitario dell’ospedale di Belcolle e di fatto dell’intera provincia”.

Il risultato? Un assordante silenzio. Di quelli che valgono più di mille parole. Al di là delle iniziative dei competitor che hanno incontrato medici e infermieri, nessuno ha presentato un’organica proposta sulla sanità. Solo Luisa Ciambella, consigliere uscente del Partito democratico e candidata con Leonardo Michelini, ha dedicato uno dei suoi ultimi interventi proprio all’argomento: “Vogliamo costruire un Comune che non subisca passivamente le decisioni che riguardano la salute e la cura dei cittadini. Un’amministrazione comunale capace di riportare Viterbo al centro della Tuscia e in un ruolo di dignità nel rapporto con la Regione Lazio. L’amministrazione di Giulio Marini – sostiene Ciambella – è stata tutto l’opposto e ha assistito passivamente ai disastri che l’ex presidente Renata Polverini ha dettato sul nostro territorio”.

Ma che disastri ha creato il piano di rientro? La mobilità passiva per il 2013 è quantificata dalla Asl in 21 milioni di euro. Significa che la Cittadella dovrà sborsare tale somma per rimborsare le aziende sanitarie umbre e toscane delle prestazioni erogate ai viterbesi che scappano dalle strutture locale, soprattutto per le liste d’attesa troppo lunghe. Belcolle è stato concepito per ospitare 600 posti letto, invece ne ha appena 422. Il decreto 80 del 2010, quello adottato dall’allora commissario ad acta Renata Polverini, è stato attuato solo per la parte che prevede i tagli: di fatto, la riconversione delle strutture periferiche si è fermata alla chiusura dei reparti senza che i pochi servizi aggiuntivi previsti siano mai stati inaugurati. Né si sa che fine abbia fatto il Dea di II livello, che avrebbe dovuto essere operativo il 1 gennaio 2012, facendo arrivare a Belcolle finanziamenti regionali con conseguente potenziamento dei servizi.

Nella Asl di Viterbo i posti letto ogni mille abitanti sono 2,24. Persino la spending review, che ha tagliato ovunque a rotta di collo, ne prevede di più e cioè 3 su mille. Lo standard stabilisce 939 posti letto per acuti. Ce ne sono invece 246 in meno, ovvero appena 639. Per la lungodegenza, ne servirebbero 47, se ne contano 31 (-16). Per la riabilitazione su carta ne occorrerebbero 172, ne mancano 69 (siamo fermi a 103). Viterbo è quindi fuori legge: mancano in totale 283 posti letto (857 presenti, 1.158 previsti). Ma la Tuscia, inserita nella logica delle macroaree con la parte nord di Roma, fa la media e su carta i numeri tornano. E però non passa giorno senza che gli utenti si lamentino dei servizi carenti, delle liste d’attesa chiuse, del personale che manca. Una sfida per il futuro sindaco.

 

 

 

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