20092017Headline:

Ma ‘ndo vai, se il santino non ce l’hai

SANTINI ELETTORALI OKQui  a Viterbopost siamo andati via di testa. La situazione è grave, ma per fortuna non è seria, come diceva Flaiano. E’ solo che da un mesetto si va avanti a cercare, raccogliere, chiedere, scambiare, catalogare e collezionare. Che cosa? Santini elettorali, ecco cosa. Quei bigliettini colorati, lucidi, spesso con foto e slogan, che hanno invaso la nostra primavera e che ci accompagneranno ancora per qualche giorno, fino alle elezioni comunali di domenica e lunedì prossimo. Li avete presente, no? Quante volte li avete visti nei bar, nei ristoranti, nei forni e dal macellaio sotto casa? Quante volte ve li hanno offerti con discrezione, con nonchalance – “Te ne posso lasciare un paio?” – oppure con invadenza, quasi arroganza, magari infilandolo nella tasca della giacca e poi sussurrando melliflui un “mi raccomando” mezzo mafioso. Sì, grazie per il santino, ma giù quelle mani, please: noi non votiamo, noi collezioniamo. Che è profondamente diverso, e che sta diventano una malattia.

All’ultimo conteggio di ieri, la collezione ammontava a duecento esemplari unici, senza doppioni, perché quelli li scambiamo con altri malati come noi. Nei bar, sul luogo di lavoro, o magari dietro qualche siepe di Pratogiardino, perché si sa che il santino è roba che scotta. Un analista da quattro soldi potrebbe forse vedere dietro questa passione (dipendenza?) la voglia di ritornare bambini. Santino uguale figurina. Può darsi. Solo che qui non c’è un album da completare – anche se, onestamente, potrebbe essere un’idea – e soprattutto non ci sono mamme rompiscatole che non vogliono compare troppe bustine dal giornalaio. No, i santini sono gratis, per fortuna, si trovano ovunque e loro, i candidati, hanno tutto l’interesse a diffonderli. Perciò il gioco è facile.

Ne abbiamo duecento, si diceva. Mancano ancora cinque giorni al voto, e siamo fiduciosi di rimpolpare la nostra galleria con altri pezzi pregiati. Ci stiamo lavorando, abbiamo i nostri pusher di fiducia. E però già vengono da fare alcune considerazioni: duecento pezzi vogliono dire un terzo dei candidati totali a consigliere, che sono poco meno di seicento. Va però considerato che alcune liste e alcuni singoli candidati non hanno voluto stampare santini, magari per una precisa strategia di comunicazione (qualcuno, nell’era di internet e dei social network, ritiene la carta superata), magari per non nuocere all’ambiente, magari per cavoli loro. E vabbe’, ce ne siamo fatti una ragione. Poi, naturalmente, ci sono anche santini più diffusi e altri più rari.

Un Marcuccio Marcucci (Fratelli d’Italia) o una Daniela Bizzarri (Partito democratico) si trovano dappertutto: vale poco, il santino, perché ce l’hanno tutti (sulle qualità politiche del candidato, invece, nulla quaestio). Altri esemplari, invece, sono rarissimi, introvabili, dei Pizzaballa della politica. Già, Pizzaballa Pier Luigi, portiere dell’Atalanta negli anni Sessanta, la cui figurina Panini – introvabile, appunto – era il sogno di milioni di bambini e di collezionisti. Oggi, più modestamente, ci accontenteremmo di un Alessandro Revoltella (Solidarietà Cittadina) o di una Paola Moscucci (Insieme per il Territorio, con Bonatesta). Pezzi pregiati, che continueremo a cercare con impegno, fino alla fine. Anche perché la conquista di un esemplare mancante è in grado di dare emozioni uniche, brividi su per la schiena, mani leggermente sudate. E’ capitato al primo santino di Ugo Biribicchi, o a quello – in dimensioni extralarge, come è ovvio per un ex facchino – di Giovanni Adami. Per non parlare della collega che ha avuto la fortuna sfacciata – o l’abilità – di intercettare un Marco Prestininzi d’annata, con tanto di falce e martello. Roba forte, il santino che ti svolta la giornata.

Certo, poi ci sarebbe da fare tutto un discorso estetico. Su certe scelte assurde dei candidati, su slogan ridicoli, su fotografie stile prima comunione, altre sfocatissime, fotomontaggi improbabili che massacrano il soggetto e i monumenti di Viterbo sullo sfondo. In molti sembrano essersi dimenticati della sfortunata esperienza di quel candidato alle provinciali di qualche anno fa, favoritissimo per la vittoria finale, che ha invece perso per qualche voto. Si dice a causa di un manifesto elettorale abbastanza ridicolo e di relativa fotografia ancora peggiore. Ma si sa: errare è umano, preservare è politico. E allora anche stavolta  c’è quello in posa à la Stramaccioni, l’altro che si fa ritrarre con il cane (e chissà quanti voti prenderà, il cane non lui), quelle che sembrano pure carine (ma bisognerebbe verificare dal vivo), chi specifica il mestiere e lo stato di famiglia, altri che per risparmiare si sono affidati alle fotocopie. Per non parlare della grande novità di queste elezioni, arrivata con le preferenze di genere (si può votare un uomo e una donna) che hanno dato vita a dei santini doppi, con due nomi e due foto al prezzo di uno. Risultato? Certe sembrano strane coppie, altre ricordano i mitici Jalisse. In ogni caso, merce spettacolare, particolare, che ci onoriamo di avere nella nostra collezione. A proposito: chi ha santini da scambiare ci contatti pure. E’ una cosa seria.

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325   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    I santini che, su qualche futuro mercatino delle pulci, acquisteranno un valore antiquario, non c’è dubbio che saranno quelli dei vari candidati, sindaco compreso, di Viva Viterbo. Dopo la prevedibile trombatura elettorale (quanti consiglieri eleggeranno, uno o nessuno?), sarà infatti estremamente improbabile che sentiremo più parlare di questa poco simpatica e molto arrogante lista civica. Filippo Rossi da Trieste cadrà nel dimenticatoio così come ci è giustamente caduto l’avvocato Bartoletti, dimenticato leader della velleitaria e truffaldina lista Viterbo Vola.

  2. Il mio in carta riciclata però non ce l’avete! :)

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