14122018Headline:

E ora Scaramuccia si mangia il fegato

Il voto di Andrea Scaramuccia...

Andrea Scaramuccia al voto

Il povero Andrea Scaramuccia, leggendo e rileggendo i risultati elettorali, ne ha ben donde di mangiarsi il fegato. E di imprecare (a ragione) contro Chiara Frontini, Giammaria Santucci e Filippo Rossi. Giacché, se invece di andare sparpagliati (come negli anni ’60 diceva sempre il Pappagone-Peppino De Filippo) fossero stati uniti, forse oggi quel gruppuscolo di giovani eroi (capeggiato da uno di loro, ma qui sta il punto) sarebbe andato al ballottaggio. La somma matematica dei voti presi dai quattro dà infatti 25,12 per cento, un niente rispetto ai consensi raccattati da Giulio Marini (25,18%). Ma alla matematica, che in questi casi ha poco senso, si sarebbe potuto sommare quel valore aggiunto capace di aggregare, su un’ipotesi di governo concreta, una fetta più larga di elettorato, diciamo così, moderato.

E invece? E invece ha vinto (o meglio, ha perso) la sfrenata voglia di protagonismo di questi attori della politica viterbese, tutti convinti – chi più, chi meno – di potercela fare da soli, a dispetto degli altri. Certo, il risultato di Filippo Rossi non è malvagio, forse anche al di là delle più rosee previsioni. Ma alla fine – visto che in politica, come nello sport, sono i risultati che contano – s’è rivelato inutile. Viva Viterbo, stando così le cose, porterà a palazzo dei Priori tre consiglieri in caso di vittoria di Michelini e due se dovesse spuntarla Marini. A meno che non decida qualche apparentamento per cambiare le carte in tavola.

Gli altri due (Frontini e Santucci) hanno fatto il loro (4,97% la prima, 5,31% il secondo) andando a pescare nella ristretta cerchia dei propri fan, ma si sapeva già in partenza che non avrebbero avuto alcuna possibilità di incidere sul risultato che conta. Entrambi piuttosto, hanno pensato solo ai guadagnarsi la poltrona per loro, a scapito di tutti quelli che hanno messo in lista, usati come semplici portatori d’acqua. Particolare da sottolineare: l’ex enfant prodige della politica viterbese ha preso 56 voti in meno della sua lista, segno evidente che quell’appeal che s’era conquistato facendo l’assessore provinciale alla cultura s’è un bel po’ appannato.

E Scaramuccia? Lui, forse essendo cosciente di essere l’anello più debole della catena,  ha provato a fare la guerra a Marini da destra cercando di unificare il dissenso. Ma, novella Cassandra viterbese, nessuno lo ha ascoltato. E un progetto che forse avrebbe veramente potuto dare un segnale di vero rinnovamento, è stato affossato addirittura prima che nascesse. Perché gli altri tre, come i pifferi di montagna, pensavano di suonare. E invece sono stati sonoramente suonati.

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24   Commenti

  1. Massimiliano Mascolo scrive:

    Fremo nell’attesa dell’analisi elettorale di Giorgio Molino.

  2. Giorgio Molino scrive:

    L’analisi è semplice: i viterbesi, ma soprattutto i viterbicoli, vogliono, andreottianamente parlando, un cambiamento nella continuità. Quindi no ai pentastellati e alla setta di Filippo Rossi da Trieste e sì a un uomo pragmatico, con una storia riconoscibile ancorché non minacciosa, come Leonardo Michelini. Riferimenti letterari: “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e “I Vicerè” di De Roberto. Capisco che sono letture un po’ ostiche per chi, come il sottufficiale De Dominicis e il voltagabbana abituale Filippo Rossi da Trieste, al massimo può vantare la lettura del “Corriere dei ragazzi” e dei fumetti manga.

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