25112017Headline:

Stella Azzurra e Viterbese, l’orgoglio è qui

viterbeseC’è chi fa sognare con le mani e chi fa sognare coi piedi (no, non è l’inizio di un racconto erotico da quattro soldi). C’è chi gioca in un campo piccolo, col parquet sotto le scarpe e tre metri da scalare, e chi invece ha su per il naso l’odore dell’erba e deve cercare di mandare il pallone oltre una linea bianca. C’è chi è alto e grosso e chi piccolo e rapido. Due sport diversi, due mondi diversi, due ambienti diversi, il basket e il calcio. Ma quest’anno, qui a Viterbo, sembra quasi che si vadano a fondere, due grandi imprese in un unico capolavoro. Trenta giovani uomini per un solo obiettivo: vincere. Esaurita la presentazione retorica, à la Caressa, ecco il punto: Ilco Stella Azzurra e Viterbese sono diventate una cosa sola, un’avventura sola, per una primavera che ti fa trattenere il fiato, che ti sballottola dal PalaMalè allo stadio Rocchi, dalla curva alle tribune, dai canestri ai gol.

La domenica con la Viterbese, il giovedì con la Stella Azzurra. Oppure: il mercoledì con la Viterbese, la domenica con la Stella Azzurra. In un’alternanza da sballo, perché si parla sempre di playoff, di Grandi Traguardi da Raggiungere. E a guardare gli ultimi anni di magra sportiva, viene da dire: troppa grazia, San Crispino. Già, perché bisogna andare indietro di una decina d’anni per vivere il doppio periodo d’oro dei due sport padroni della città. Nel 2004, per esempio, quando la Viterbese provava l’assalto alla serie B (salvo poi mancare l’obiettivo e fallire a fine stagione) e le ragazze della Gescom si facevano onore nella massima serie dei canestri rosa. Bei tempi, come dieci anni prima, a metà dei ’90, con la Viterbese che stava tornando tra i professionisti e la Libertas – che tutti, qui, ricordano ancora come Hidra – provava ad andare in serie A2.

stella azzurraSì, a pensarci bene quello fu un periodo molto simile a quello che stiamo vivendo. Il basket era sacro, trainante, coinvolgente: perché il seme era stato gettato alla fine degli anni Settanta, con i maschietti della Garbini, e poi annaffiato in abbondanza negli Ottanta, con la Sisv, così vincente e così glamour. La Libertas ne raccolse l’eredità, sfruttandone l’onda lunga, e con i suoi strepitosi risultati continuò a riempire il palazzetto. Mentre il calcio riscopriva i grandi numeri – e le vittorie – grazie a Carmelo Bagnato e bomber Cozzella, fino alla promozione in C2 in quell’indimenticabile pomeriggio piovoso di Perugia, stadio Renato Curi. Curiosità pallonara: il presidente gialloblu di allora era un certo Angelo Deodati, che oggi . Curiosità cestistica: il sindaco di allora era Marcello Meroi, oggi dirigente della Stella Azzurra, fece anche un appello insieme al collega primo cittadino di Rieti per invitare i tifosi delle due squadre alla correttezza nel derby tra Libertas e Sebastiani.

E torniamo ad oggi, saltando a pie’ pari gli anni bui, in cui il basket e il calcio andavano sempre a braccetto, ma come fallimenti. Retrocessioni e fallimenti dentro i canestri, retrocessioni e fallimenti a gonfiare la rete. Invece adesso, forse per una meravigliosa coincidenza, forse per la legge dei grandi numeri (prima o poi un’annata buona doveva pure capitare) o più semplicemente perché si è lavorato bene, e duro, per raggiungere questi risultati. Così, se stasera, ore 20.45, al PalaMalè ci sarà tutta la Viterbese – a partire da mister Farris – a tifare per la Stella Azzurra, non c’è da stupirsi. E non c’è da stupirsi neanche se buona parte delle facce in tribuna si rivedranno anche domenica al Rocchi, per la gara dei gialloblu contro la Virtus Castelfranco. Perché? Perché gli sportivi viterbesi, dopo aver ingoiato delusioni e sconfitte, finalmente hanno l’imbarazzo della scelta. Due sogni da inseguire, quasi contemporaneamente. O forse è soltanto uno solo, ma grande così.

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