22112017Headline:

“Un suicidio frutto del dramma sociale”

ponte clementino

Le operazioni di recupero del corpo dell’operaio

Ci sono i problemi personali, sicuro. La separazione, i figli che vivono a Corchiano, il passato da tossicodipendente che svela una fragilità latente. Ma c’è soprattutto quell’incertezza del futuro che ti toglie il respiro, il sonno, la speranza. Gennaro De Luca era cassintegrato. Ma a settembre era sicuro di finire in mobilità, vedendosi già nella black list di quelli che non servono più, insieme ad altri 52 colleghi della Galassia. E come si fa a trovare un lavoro a 45 anni quando sai fare solo l’operaio, che è una classe in via d’estinzione? E come fai, poi, a pagare l’affitto? E come fai, allora, a guardarti allo specchio? Come fai a non sentirti uno che nella vita ha fallito?

Chissà, forse sono stati questi pensieri ad aggrovigliarsi nella mente dell’uomo che due giorni fa si è buttato dal ponte Clementino di Civita Castellana. Non ha lasciato un biglietto, nulla che possa sigillare il vero perché di questo gesto. Certo, però, che la crisi sanguina: imprenditori, pensionati, licenziati, cassintegrati, disoccupati. E’ lunga la scia di uomini e donne che in Italia si sono tolti la vita perché non ce la facevano più ad andare avanti.

Ed ora, che succede? Succede che tra qualche giorno, passato lo sdegno, ognuno ritornerà alla propria quotidianità e nulla cambierà. Eppure, i sindacati che spesso di questi ex lavoratori raccolgono gli sfoghi, non ci stanno e gridano tutta la loro rabbia verso chi – la classe dirigente – ha in mano il potere di cambiare qualcosa e invece non lo fa. E verso i partiti che hanno le radici proprio nella classe operaia, ma si interrogano se è opportuno o meno scendere in piazza al fianco dei lavoratori della Fiom. Come se il diritto al lavoro non fosse di tutti.

“La morte di Gennaro – scrive Miranda Perinelli, segretario della Cgil – è l’ulteriore conferma della  disperazione di tante persone che non hanno più certezze, che hanno paura di non farcela più a sopportare l’umiliazione e la disperazione. Le istituzioni a tutti i livelli e i partiti politici non possono più non vedere, non ascoltare e andare avanti come se nulla fosse accaduto. L’ennesimo suicidio – chiosa – è la palese sconfitta della democrazia e la prova dell’abbandono dei valori della Costituzione. Ed è il motivo per cui i cittadini, i lavoratori, si sentono sempre più distanti dalla politica e da chi li rappresenta nelle istituzioni. Si deve presto invertire la rotta, ma basta parole”.

Ripete la parola vergogna il segretario della Uil, Giancarlo Turchetti. “E’ una vergogna – accusa – che simili tragedie continuino ad accadere senza che i nostri governanti si decidano a fare qualcosa. Il lavoro, è il lavoro quello che manca. Ed è loro dovere creare le condizioni per creare occupazione. Altrimenti, si dimettano. Perché tutti dovrebbero avere la coscienza sporca. Perché gli italiani non ce la fanno più, qui si rischia la fine della pace sociale per disperazione dilagante”.

Affermazioni dure anche dalla Cisl, con Fortunato Mannino che accusa: “Si accapigliano sull’Imu che è un palliativo, vanno in tv a fare le passerelle, mentre la gente muore. I nostri politici – rivendica – devono, e ripeto che devono impegnarsi sul lavoro. Gennaro veniva da mesi di cassa integrazione, non aveva più certezze e il pensiero di essere in mobilità tra pochi mesi gli ha fatto perdere le staffe. Sono addolorato, basito e anche arrabbiato”.

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