21112017Headline:

Viterbese, quattro passi nel delirio

viterbese“Adesso anche noi abbiamo la nostra Italia-Francia, la partita da ricordare”, dice il vecchio saggio seduto sul seggiolino, il solito seggiolino degli ultimi vent’anni, passato dal cemento gelato della vecchia tribuna laterale alla plasticaccia gialla di oggi, col Rocchi restaurato. Si gode il momento, il vecchiaccio: il verde dell’erba, i rumori che si allontanano, il sapore della vittoria in bocca. E’ per minuti come questi che vale la pena ancora seguire il calcio, alla faccia dei razzisti e delle creste, di Sky e delle scommesse, dei processi e dei procuratori. Sì, oggi la Viterbese ha la sua partita del secolo, anche se questo successo sul campo potrebbe non valere un cazzo, un domani, tra debiti societari, regolamenti bastardi e la sfiga che ci continua sempre a vedere benissimo, quando si parla di gialloblu.

Viterbese batte Arezzo 5-3 d.c.r., che poi per i giornalisti terroristi vuol dire Dopo i Calci di Rigore, e adesso pure questo acronimo sembra bellissimo, perché vuol dire che i gialloblu vanno ancora avanti nei playoff, sotto un altro, e chisennefrega se sarà la Casertana, il Cosenza o il Real Madrid. Questi ragazzi qui possono battere chiunque, ormai è ufficiale e in fondo in fondo lo abbiamo sempre saputo, dentro di noi.

viterbeseRiavvolgendo la cassetta – già, perché in certo calcio romantico ancora ci sono le cassette, i nastri, mica quelle boiate digitali – è stata una domenica da manicomio. Prima in discesa, poi con l’ansia e la paura, quindi con la sfiga (ancora tu) di un pareggio al novantesimo e alla fine, giusto per non farsi mancare niente, con quei rigori a decidere il tutto. Più che una lotteria, una roulette russa. Lo stadio era pieno, come cantava Venditti, più pieno di mercoledì, nella vittoria contro lo Spoleto. Ma, al contrario di allora, questa non è stata mica una passeggiata, ma quattro passi nel delirio. Perché più si va avanti e più il gioco si fa duro, è la legge dei playoff, e anche perché questo Arezzo qui è squadra rognosa, per non dire stronza. Concentrata, motivatissima, riposata da due settimane di pausa, mentre i nostri invece hanno giocato tre partite in sette giorni, porco boia. E la stanchezza della banda Farris si è sentita soprattutto nel secondo tempo, quando i toscani spingevano per il pareggio. E’ stato allora che il pubblico ha cercato di non lasciare soli i giocatori, con un sostegno commovente, cori su cori, bandiere e battimani possenti. Alla fine Martinez e il suo codino hanno interrotto il sogno – come una pubblicità che spezza il filmone – spendendo la partita ai rigori. Roba da spaccare anche i cuori più tosti. Ma dal dischetto, per fortuna, è arrivato il successo più bello. Ed è bello che pure il più cucciolo del gruppo, almeno secondo l’anagragfe, che gli assegna 18 anni, abbia piazzato il suo tiro con precisione da killer: onore a te, Claudio Persico, sicuro che questa domenica te la ricorderai per tuttta la vita.

Visti in tribuna, nel momento cruciale: una suora raccolta in preghiera (grazie di tutto, sorella, e che Dio la benedica); vecchie bandiere concentratissime come Mauro Romagnoli da Capranica, bambini vestiti da gialloblu che correvano di qua e di là, critici letterari reduci da comunione (senza liberazione) che gettano la giacca al cielo, nani, pochi e tante ballerine che manco ad Arcore. Poi l’espolosione, Farris che punta la curva, dalla parte opposta dei rigori, e s’inginocchia in adorazione, Frank Cusi, il team manager dagli occhi di ghiaccio, che piange, Fimiani che bestemmia in bagnaiolo (le bestemmie, in bagnaiolo, hanno un gusto particolare), scalatori arrampicati sulla rete per cercare di raggiungere gli idoli in campo. Dalla parte aretina, invece, la si butta in provocazione, cioé in rosicamento: erano venuti giù in tanti, a partire dai giornalisti che hanno okkupato la sala stampa. Alla fine giocatori e tifosi aretini cercano la mischia: e pensare che una volta erano persino gemellate, Viterbese e Arezzo. Altri tempi, tempi di pace e di non concorrenza. Oggi, quelli che puntano alla gloria siamo noi, gli amaranto se ne tornano a casa, lungo l’A1, con la coda tra le gambe: c’è chi al primo autogrill non festeggerà, e anche Ligabue, in questa domenica da manicomio, si merita la sua citazione. Così come si merita la citazione Domenica Paolozzi from Canepaina: lei, segretaria della Viterbese da venticinque anni, lavoratrice da combattimento, figura mitologica che ha visto morire e fallire tanti presidenti, è ancora qui, a ricevere il premio per il traguardo di fedeltà ma non a ricevere stipendi, ché quelli sono bloccati da un pezzo. E’ per gente come lei che la Viterbese esiste ancora, e che forse esisterà anche domani. Baci e abbracci, ci vediamo alla prossima ricorrenza.

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