25112017Headline:

Per Marini e Michelini è l’ora della verità

Giulio Marini

Giulio Marini

Les jeux sont faits. Rien ne va plus. Alla roulette del ballottaggio tra Leonardo Michelini e Giulio Marini è scoccata l’ora della verità. Oggi e domani si vota. Poi subito lo scrutinio, che stavolta sarà abbastanza veloce. Ergo, tra le 17 e le 18 si potrà avere già un’idea chiara di chi sarà il prossimo sindaco che siederà sullo scranno più alto di palazzo dei Priori.

Per Viterbo è un’elezione storica: perché per la prima volta dal 1995 il risultato non è affatto scontato. Anzi, il centrosinistra parte con i favori del pronostico e con quel 10 per cento in più con cui Leonardo Michelini ha distanziato Giulio Marini al primo turno. Ma tutto potrebbe accadere. La conferma di una rivoluzione copernicana o il miracolo di una rimonta quasi impossibile.

Certo è che l’esito finale dipenderà soprattutto da quanta gente si recherà alle urne, perché il dato certo – almeno fino a ieri – è che pure nella Tuscia il primo partito è ormai quello dell’astensione. Al primo turno sono andati a votare 35.979 elettori su 53.401 aventi diritto, pari a una percentuale del 67,38 per cento. Un po’ pochini se si fa il contro col 2008, quando su 51.969 aventi diritto si recarono alle urne in 44.621, raggiungendo la percentuale dell’85, 86 per cento. Al ballottaggio, sempre nel 2008, andarono in 35.985 (69,24%), ma oggi e domani se ne prevedono molti meno, se il trend dell’astensionismo dovesse continuare a permanere o addirittura ad aumentare.

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Vero è che, a livello quanto meno di atmosfera, nel centrosinistra c’è grande entusiasmo, perché si comprende che per la prima volta dopo quasi vent’anni la vittoria è a portata di mano. Dall’altra parte invece, c’è la consapevolezza di dover rincorrere fino all’ultimo, anche se la speranza è l’ultima a morire. Ma se la classe dirigente ostenta quella sicurezza di facciata che in questi casi è obbligatoria, nell’elettorato si coglie un disincanto dovuto alla stanchezza di dover continuare a credere in un’amministrazione che s’è rivelata per lo più litigiosa e inconcludente. Detto ciò, è chiaro che tra i due competitor risulterà vincitore colui che fino all’ultimo riuscirà a motivare di più i propri elettori, convincendoli a recarsi al seggio.

Cambiamento è stata la parola d’ordine di questa campagna elettorale. Un cambiamento di cui tutti i 14 candidati a sindaco del primo turno si sono sentiti la personificazione. Persino il primo cittadino uscente, per correre dietro all’onda, s’è inventato lo slogan “non cambiare per cambiare”, che può essere anche stato d’effetto, ma di difficile comprensione nel suo significato più profondo. Cambiamento è stato predicato da tutti gli altri, a vari livelli e con varie argomentazioni, tali da generare anche polemiche su chi fosse più nuovo dell’altro e perché.

Poi il popolo ha scelto: da un lato la continuità (Marini), dall’altro l’alternanza (Michelini), anche se questo verdetto ha fatto storcere il naso ai soliti illuminati che continuano a spiegare ai comuni mortali com’è fatto il mondo e da che parte deve girare. Ma il popolo ha scelto così, e adesso dovrà compiere la scelta decisiva. Ancora poche ore, poi Viterbo potrà cominciare a programmare il suo futuro. Che – si spera – sia migliore degli anni fin qui trascorsi.

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