18122017Headline:

Viterbese, è in arrivo il Comandante

Piero Camilli

Piero Camilli

Musica, maestro: “Il sindaco tiri fuori le palle e risolva la questione del campo sportivo”. Musica, per le orecchie dei tifosi gialloblù, che non hanno bisogno neanche di indovinare chi ha pronunciato questa melodica frase: è la poesia di Piero Camilli, per tutti il Comandante (anche se a Grotte lo chiamano il Tedesco). L’uomo che salverà il calcio a Viterbo, il PD, Presidente Definitivo, quelli che tutti aspettavano da anni, sognavano nelle notti calde d’estate, salvo poi risvegliandosi tutti sudati. Adesso Camilli sta arrivando davvero, non è uno scherzo, sta arrivando con la Castrense, che avrà l’aggiunta nel nome di “Alto Lazio” e che poi, burocrazia permettendo, tornerà a chiamarsi Viterbese. Già, Camilli Piero presidente della Viterbese: quanto suona bene, quanto appoggia bene, per dirla alla Verdone.
Volete un altro bocconcino prelibato? “Alla Viterbese ci penso io”. L’ha detto sempre lui, il Comandante, appena rientrato da Milano, dove era salito per risolvere da par suo qualche comproprietà del Grosseto. Già, perché Camilli le operazioni le fa di persona, ci mette la faccia, non manda avanti gli ominicchi e i quaquaraquà. E nel giro di qualche giorno, salvo terremoti o invasioni aliene – comunque sempre possibili – lo avremo qui, tutto per noi. Basta gite in Maremma per vederlo da vicino, basta scappatelle extraconiugali al PalaMalè, sperando di beccarlo in tribuna mentre tifa la sua Ilco Stella Azzurra. Finalmente Camilli farà calcio, e lo farà nel posto giusto per lui.
Ci aveva provato anche in passato, perché la Viterbese sarebbe stata la destinazione più logica già da un pezzo. Da quando aveva portato in alto la Castrense, tredici anni fa. In serie D, e a vincere la Coppa Italia dilettanti. Parentesi: quel giorno, nella finale di Montecchio Maggiore, Vicenza, qualche tifoso grottano in trasferta aprì un giornale locale. Titolo sparato sulla pagina sportiva: “Arriva Camilli, il Gaucci della Tuscia”. Non si sa se il presidente l’abbia preso come un complimento, di certo Gaucci ha fatto crack, Camilli è ancora lì, con le sue aziende, le sue vittorie, il suo stile. Non è una macchietta, è un imprenditore e un uomo di calcio, ed è viterbese. Scusate se è poco. A Grosseto gli hanno fatto un monumento: anche lì partì dall’Eccellenza, scalò i campionati grazie ad una programmazione costante e a dirigenti preparati (tra cui l’avvocato Tonino Ranucci, al quale su queste pagine si continua a volere tanto bene), ha sfiorato persino la promozione in serie A. Certo, anche il Comandante ha i suoi vizi: è un mangia allenatori, per esempio, ma lui lo ritiene un suo insindacabile diritto (“Pago io e quindi decido io”). Certe volte le spara grosse sugli arbitri e sul palazzo. E’ tifoso della Roma e amico di Zeman. Cose così. Ma resta un vincente, e serio.

I tifosi della Viterbese, i primi ad essere stati traditi in questa storia

I tifosi della Viterbese

Eppure, Viterbo non lo voleva, il Comandante. No, non i tifosi, che lo hanno sempre amato, invocato, e seguito. Non lo voleva certa nomenclatura, forse per invidia, forse per questioni di orticelli. Fatto sta che per anni ci si è affidati – si fa per dire – a imprenditori e presidenti discutibili, poco solidi sia economicamente sia in quanto a rispettabilità. La Viterbese è fallita una volta, nel 2004, e adesso sta per fallire una seconda. E’ retrocessa dalla C1 di vertice fino alla serie D. Ha dilapidato anche un patrimonio umano di giocatori, tecnici e dirigenti, costretti a migrare altrove perché qui il professionismo è una chimera. Acqua passata. Meglio godersi lo spettacolo di queste tessere che s’incastrano alla perfezione, di situazioni che si verificano, di nuvole che spariscono: è come quando si sta per completare un puzzle, e si avverte quella goduria, quella soddisfazione tutta interiore che arriva a missione completata.

Un’ultima cosa: adesso che Camilli è in arrivo, converrebbe anche tenerselo stretto. Senza scadere in quei comportamenti tipici dei viterbesi – e dei provinciali in generale – che tendono a innervosire. Perché il Comandante ci mette i soldi, la città ci dovrebbe mettere passione & attenzione. Assecondando, là dove possibile, le esigenze della società, magari a partire dalla costruzione di un centro sportivo. Far scappare Camilli sarebbe un errore madornale, da non ripetere mai più. Chiaro, no?

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334   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Plaudiamo in coro, è arrivato Fra’ Cacchio da Grotte!

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