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“A Viterbo serviva un sindaco alla Michelini”

Sergio Pollastrelli

Sergio Pollastrelli

Sergio Pollastrelli, senatore del Pci dal 1983 al 1987 (IX legislatura) è un politico che il nuovo sindaco, Leonardo Michelini, l’ha conosciuto all’interno della sala d’Ercole nel 1990, quando lui era consigliere di minoranza, l’altro sedeva nelle fila della maggioranza. “Eppure – dice – sui grandi temi eravamo sempre d’accordo. A Viterbo serviva proprio un sindaco alla Michelini”.

Senatore, questa è la prima vittoria del centrosinistra. Quali le differenza con l’elezione di Giuseppe Fioroni?

“E’ una vittoria diversa. Questo è un centrosinistra effettivo e vero. Precedentemente quella che ha governato Viterbo con Fioroni e Gigli era una colazione formata da Dc e partito socialista. Io, che sono stato consigliere per tre consiliature, ero all’opposizione in quanto del Pci. La prima volta nel ‘70 come indipendente di sinistra, poi nel ‘76 e nel ’90 come Pci. Questo centrosinistra è un vero centrosinistra, con il Pd che comprende cattolici, socialisti, ex democristiani come Fioroni. Questo è il centrosinistra più completo rispetto al precedente. La vittoria per me è ancora più gradita”.

E però molti elettori di centrosinistra inizialmente hanno storto il naso perché nelle liste a sostegno di Michelini c’erano molti volti provenienti dalla destra.

“Questo rende la vittoria ancora più importante per il centrosinistra che ha ottenuto il consenso elettorale di una parte di elettori moderati, precedentemente posizionati nella destra. In questo sono molto vicino alle tesi di Matteo Renzi: bisogna andare oltre l’elettorato di centrosinistra tradizionale se si vuole conquistare con più facilità le amministrazioni e il governo. Come me nel ’70, quando fui eletto grazie ai voti degli artigiani anche moderati della Cna che avevo fondato vent’anni prima. Michelini si è portato dietro un bagaglio di voti moderati quali quelli dei coltivatori diretti, convogliati in questa nuova alleanza”.

Quindi non la meraviglia questa convergenza di voti?

“Non mi meraviglio che ci sono elettori moderati capaci di cambiare idea o votare le persone. I partiti sono fatti di persone. A maggior ragione è questa è una vittoria direi storica e preziosissima”.

Come conosce Michelini?

“Lo conosco perché dal ’90 al ’95 eravamo consiglieri comunali, ma lui stava in maggioranza. In quei cinque anni, ho valutato il valore della persona dotata di equilibrio e sensatezza non usuali nell’ambito dell’attività amministrativa. Tanto che sui problemi della città quali l’urbanistica, la scuola, la sanità, i trasporti, eravamo d’accordo, anche se io ero comunista e lui democristiano”.

Di che corrente della Dc era il nuovo sindaco?

“Lui rappresentava la parte di Dc dell’onorevole Bruni, quella di riferimento per i coltivatori diretti. Una corrente capace di avere autonomia di giudizio rispetto a quella maggioritario di cui facevano parte Fioroni e Gigli e che si richiamava a Giulio Andreotti. Erano anche in contrasto in alcuni casi”.

Crede che riuscirà a mantenere questa sui autonomia anche nella formazione della giunta?

“Ho fiducia in Michelini: lo conosco come amministratore in consiglio comunale, ed è una persona di grande esperienza anche imprenditoriale. Ho apprezzato molto della sua discesa in campo l’autonomia rivendicata sin dall’inizio, quando ha dettato condizioni e regole. Una candidatura alla quale ho contribuito anche io. So che è in grado di poter resistere a qualunque pressione, sia dalle forze politiche, sia dalle liste civiche. Se si affiderà all’equilibrio e all’autorevolezza datagli dal voto nel formare la giunta, allora potrà fare le sue scelte”.

Farà bene, secondo lei?

“Farà benissimo, non bene. A Viterbo serve un sindaco alla Michelini: questa vittoria che è preziosa, storica. Con Michelini sindaco e la sua autorevolezza conquistata sul campo lasceremo un bel seme per il futuro di Viterbo, anche per andare, come dice lui, oltre le mura. Mura che sono anche partitiche”.

 

 

 

 

 

 

 

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331   Commenti

  1. Mara Pollastrelli scrive:

    grande zio

  2. Giorgio Molino scrive:

    Fioroni, Gigli, Pollastrelli…. Stiamo per caso assistendo all’ennesimo remake del film “La mummia”?

  3. Giorgio Molino scrive:

    Per la cronaca, il vecchio Pollastrelli è stato senatore per ben tre legislature: la VII (1976-1979), l’VIII (1979-1983) e la IX (1983-1987). Informarsi prima di scrivere inesattezze, cara Lupino.

  4. Giorgio Molino scrive:

    Pollastrelli: tanti parenti, pochi cervelli.

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