25112017Headline:

Bengasi Battisti chiama in causa Zingaretti

Bengasi Battisti

Bengasi Battisti

Bengasi Battisti non ci sta. Non ci sta al danno oltre la beffa e ad essere considerato, in qualità di sindaco di Corchiano (ma lo stesso provvedimento è arrivato anche ad altri primi cittadini della Tuscia), responsabile dell’acqua all’arsenico che da anni ammorba le popolazioni del Viterbese. Tant’è che la Asl gli ha notificato un provvedimento amministrativo (una multa) che dovrà pagare per aver continuato a far uscire l’acqua dai rubinetti dei suoi cittadini.

Un provvedimento di insensata burocrazia s’è detto ieri. Oggi è giusto usare un aggettivo ancora più pesante, ma senza dubbio più appropriato: burocrazia idiota. E l’idiozia sta nel fatto di non comprendere (o nel non voler comprendere) che lasciare totalmente a secco i rubinetti delle abitazioni sarebbe ancor più esiziale e comporterebbe maggiori rischi per la salute pubblica.

E’ una considerazione di buon senso, ma è anche una suggerimento fornito in una circolare dall’Istituto Superiore di Sanità, che fornisce ai sindaci precise disposizioni sulle cautele da adottare, ma si guarda bene dal vietare l’erogazione dell’acqua pubblica. A renderlo noto è lo stesso sindaco Battisti, in un’accorata lettera inviata al presidente della Regione Nicola Zingaretti.

“Nella mia qualità di sindaco del Comune di Corchiano – scrive infatti Bengasi Battisti –  ho ricevuto un verbale di accertamento che mi condanna a una sanzione amministrativa per violazione dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31/2001, che recita: “Chiunque fornisce acqua destinata al consumo umano, in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 4, comma 2, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni”. Pertanto, sono stato ritenuto responsabile di non aver interrotto la fornitura di acqua, quando l’Istituto superiore di sanità somministra consigli e raccomandazioni stringenti in merito alle limitazioni d’uso, senza tuttavia fare riferimento alla chiusura degli acquedotti. Questo perché, semplicemente, l’interruzione del servizio idrico causerebbe maggiori danni come la diffusione di epidemie”. Logico no? Non per i burocrati della Regione e della Asl, che invece hanno proceduto imperterriti.

Eppure. “Eppure l’amministrazione comunale di Corchiano e la sua comunità – scrive ancora il sindaco – si sono impegnate e si impegnano nell’affermazione del principio “acqua bene comune” e, soprattutto, nel proporre una diversa gestione del servizio idrico, pubblica, trasparente e partecipata, anche per dare risposte concrete e sostenibili, sia sul piano ambientale sia su quello economico, all’emergenza, di proporzioni inaccettabili, in atto nel nostro territorio”.

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

Non solo. Bengasi prosegue: “Oltre a informare compiutamente la popolazione e dotare le fontanelle pubbliche di dearsenificatori per garantire le fasce più sensibili e il minimo giornaliero per il consumo umano, che cosa avremmo potuto fare, non essendo peraltro gestori del servizio? A tale proposito, ci siamo rivolti ai tribunali per rescindere il contratto con la società di gestione per manifesta inadempienza. Come se non bastasse, poi, subiamo l’ingiustizia di pagare per buona acqua non potabile. Siamo dunque considerati corresponsabili quanto coloro che hanno sottratto acqua e diritti. Non mi sento e non ci sentiamo corresponsabili. Interpreto questo atto come un’offesa all’impegno di un’intera comunità da sempre attenta e sensibile ai diritti umani, in particolare al diritto di accesso all’acqua. Una comunità, quella di Corchiano, che ha promosso con il suo consiglio comunale la proposta di legge d’iniziativa popolare dal titolo “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque” e richiesto alla Corte d’Appello di Roma l’ammissibilità, ottenuta, del referendum propositivo regionale”.

Battisti è intenzionato a non mollare. “Ricorreremo a questa ingiusta sanzione – conclude – e ci impegneremo per evitare che questa assurda diluizione di responsabilità conduca a una diffusa impunità. Dopo quattordici anni d’ignavia da parte delle istituzioni preposte e superiori, che non sono riuscite a destinare i fondi necessari per l’ammodernamento e l’adeguamento delle reti idriche nazionali, i Comuni sono rimasti soli a fronteggiare l’emergenza. Abbandonati al loro destino, privati delle risorse finanziarie, umane e strumentali. Costretti a contenere le spese per le politiche sociali e per le infrastrutture. Ritengo che occorra affrontare con vigore e nel modo più adeguato una situazione ormai insostenibile, anche perché dal prossimo 1° luglio tutti i Comuni con concentrazioni di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro non potranno più erogare acqua”.

Fin qui Battisti. Ora toccherebbe a Zingaretti. Il quale, se c’è, batta un colpo. Ma lo faccia in fretta.

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