23112017Headline:

Ceramica: crollano produzione e vendite

ceramicaUn calo dell’8% rispetto al 2011 per quanto riguarda la produzione e dell’11% sulla vendita, uniti ad un -12% di fatturato (che è di circa 170 milioni di euro). Questi i dati (attesi) del 2012 che emergono da uno studio di Confindustria Ceramica realizzato in collaborazione con il Centro Ceramica di Civita Castellana ed effettuato nel periodo febbraio-maggio sulle aziende di ceramica sanitaria presenti nel Distretto. A tali numeri fanno da contraltare un dinamismo delle imprese che non è mai venuto meno e un costante investimento in ricerca e sviluppo (a Civita è presente la tecnologia più innovativa a livello mondiale per il settore della ceramica sanitaria) che ha fatto sì che nessuna azienda nel corso del 2012 abbia cessato l’attività produttiva (le aziende attive che producono ceramica sanitaria sono 36 e 41 gli stabilimenti), seppur all’interno di un mi nor livello di produzione causato dalla stagnazione della domanda interna e da una debole domanda europea. Da sottolineare, inoltre, che con quasi il 55% del totale prodotto a livello nazionale, il Distretto si conferma come il primo polo produttivo nazionale per questo comparto.
Dallo studio emerge che il Distretto ha affrontato la complessa situazione internazionale attuando accelerazioni sugli investimenti, cercando al contempo di tenere un livello di flessibilità produttiva che assicuri trasformazioni veloci nei modelli e raggiungendo livelli di copertura economico-finanziaria dei costi di produzione rispetto alle quantità prodotte. Le aziende hanno attuato percorsi virtuosi fino ad arrivare a essere leader nel design e nella tecnologia, un binomio che può rappresentare la risposta concreta del Distretto alla complessa e mutevole geografica economica mondiale.
Sempre secondo l’analisi, la stagnazione della domanda interna ed una debole domanda europea hanno spinto le aziende a volgere lo sguardo verso i mercati extra europei recuperando, almeno in parte, una quota delle vendite del mercato domestico ed europeo. Tutte queste dinamiche, peraltro, vanno inserite all’interno di un sistema nazionale che appesantisce le imprese manifatturiere sia sul fronte della burocrazia che su quello dei costi. Il costo dell’energia, ad esempio, è superiore del 30% rispetto alle media europea, mentre la tassazione sul costo del lavoro incide in maniera pesante sia sulle aziende che sul lavoratore.

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