21112017Headline:

“Certe cose si potevano spiegare meglio”

Antonio Fracassini e Giulio Marini

Antonio Fracassini e Giulio Marini

All’alba della Seconda repubblica viterbese lui c’era. C’era quando Viterbo virò a destra, sull’onda di un entusiasmo a quei tempi motivato dalla svolta di Fiuggi e la nascita di Alleanza nazionale. C’era quando Gianfranco Fini riempiva le piazze e i palazzetti di questa città, indicando la strada a Marcello Meroi, il primo cittadino post, nel senso di post Democrazia Cristiana (tolse la fascia ad un certo Giuseppe Fioroni) e post Movimento sociale, immolato proprio da Fini e Tatarella in quegli appassionanti giorni del congresso nella cittadina delle acque minerali. Antonio Fracassini le ha viste tutte, le vissute tutte: consigliere e assessore in posto chiave, prima con Meroi e poi con Gabbianelli, consigliere provinciale. Oggi, dal ridotto di Fratelli d’Italia – in cui è confluito dopo aver creato in consiglio comunale il movimento Alleanza per Viterbo e in cui è stato candidato, senza essere eletto, il figlio Federico – Fracassini osserva la smusata del Centrodestra. E l’analizza, senza risparmiarsi lampi di cruda sincerità.
Partiamo dal 1995, l’anno zero.
“Quella di Meroi fu una vittoria storica, al ballottaggio contro Enrico Mezzetti. Un trionfo, e senza fare alcun apparentamento…”
Il centrodestra che diventa maggioranza…
“Era la prima volta che sedevamo su quei banchi. E giusto per ricordare quali fossero gli equilibri, ci tengo a precisare che Alleanza nazionale aveva 14 consiglieri e Forza Italia 10. Eravamo passati dal Msi, un partito che secondo alcuni andava messo fuorilegge, ad An, un partito di governo”.

Dopo Meroi ecco Gabbianelli.
“Chi amministra può anche sbagliare, ci sta. Ma in questi periodi abbiamo fatto davvero tanto e credo che sia giusto ricordarlo, anche se magari negli ultimi tempi si è cercato spesso di dimenticarlo”.
Già, gli ultimi tempi.
“Cinque anni durissimi. In cui le problematiche locali si sono sommate a quelle nazionali, e viceversa. E poi l’antipolitica, gli attacchi alla casta che in parte vanno condivisi. La diminuzione dei fondi e la conseguente difficoltà a ridistribuirli equamente. Era inevitabile che il sindaco venisse identificato come responsabile, anche se poi magari le cose non stavano così. E attaccato. La fascia tricolore è un onore, ma anche un onere quando le cose non funzionano”.
Perciò Marini ha perso?
“E’ una ragione. Ce ne sono altre. Ma ce ne sono anche altre che sono state ipotizzate e sulle quali ho molte perplessità”.
I litigi nella maggioranza? Lei, con Bracaglia e Marcucci, faceste ballare la rumba alla Giunta, ad agosto scorso.
“Il 28 agosto mettemmo in minoranza la maggioranza. Ma le nostre erano critiche, contestazioni nel merito. Chiedevamo la riduzione degli assessori, attingendo soltanto gli eletti, e altre cose, come visionare i fondi del Plus. Marini recepì le nostre eccezioni, e così gli rinnovammo la fiducia. Non credo che sia dipeso da questo se poi le elezioni sono andate male: anzi, il nostro intento era propedeutico al voto, nel senso di presentarci all’appuntamento con le urne con un’amministrazione snella e trasparente”.
Michelini parla di sette assessori. Anche lui la pensa come voi?
“Noi abbiamo insistito per sei. E tra sei e sette c’è una bella differenza. Le quote rosa? Il nuovo sindaco deve dare spazio alle donne per forza, visto che hanno preso più voti dei candidati maschietti. Mi sembra un atto dovuto, logico”.
Altre obiezioni?
“Qualcuno ha sostenuto anche che la situazione delle municipalizzate abbia pesato. Un’eredità difficile da gestire, hanno detto. Be’, mi risulta che nel 2008, prima dell’avvento di Marini, la Robur fosse in attivo, il Cev aveva anche la gestione dell’immondizia, la Francigena pure non andava male. Forse si potevano mettere queste scuse. Anche perché…”
Prego.
“Anche perché è stata una disfatta, e questo deve essere chiaro. Certo, l’amministrazione avrebbe potuto spiegare meglio anche altre cose. Tipo l’arsenico: non è che il Comune è responsabile della situazione. L’acqua che beviamo è sempre la stessa da cinquemila anni, non è che sia stata avvelenata dal sindaco. Sono solo scadute le deroghe europee, e Palazzo dei priori non ha responsabilità”.
Adesso tocca a Michelini.
“Vediamo cosa farà. A partire dalla gestione di una maggioranza molto ampia, che va da Sel agli ex democristiani. Litigheranno? Di certo, se non c’è litigiosità può subentrare l’inciucio…
E il centrodestra?
“All’opposizione. Che non darà vantaggi, ma è sempre più facile che governare. Non veniamo dalla luna, ma da diciott’anni di amministrazione. E non ci siamo certo appassiti. Di sicuro ci saremo, e vedremo cosa faranno gli altri”.

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17   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Si goda la pensione, il Sor Fracassini, e offra le sue analisi politologiche, sempre se gradite, agli avventori di qualche bar dello sport.

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