23112017Headline:

“E’ cambiato il profilo del centrosinistra”

Beppe Fioroni con Leonardo Michelini

Beppe Fioroni con Leonardo Michelini

Nella primavera del ’95, quando la vecchia Dc era già in avanzato stato di decomposizione e per la prima volta si votata con il nuovo sistema, lui – sotto il segno dello scudocrociato – arrivò terzo e dovette cedere il passo a Marcello Meroi ed Enrico Mezzetti (col quale poi si alleò). Da quel momento in poi il centrosinistra a Viterbo non toccò più palla, troppo era forte e radicata la coalizione opposta. Sicché i vari Franco Cordelli, Severo Bruno e perfino quella vecchia Volpe di Ugo Sposetti dovettero chinare la testa di fronte allo strapotere dei berluscones, capitanati prima da Giancarlo Gabbianelli (due volte) e poi da Giulio Marini.

Ci sono voluti 18 anni per compiere quella rivoluzione che una fetta di città attendeva da lustri e oggi che il sogno è diventato realtà Peppe Fioroni – il quale nel frattempo di strada ne ha fatta, ma è sempre rimato legato alla sua Viterbo – gongola come non mai e il suo faccione più rubicondo del solito è lì a dimostrarlo.

Allora onorevole, ha vinto Leonardo Michelini, oppure ha vinto la triade Fioroni, Gigli, Sposetti?

“Ha vinto Michelini, senza alcun dubbio. Ma soprattutto ha vinto una coalizione che ha incrociato la voglia di cambiamento dei viterbesi. A elezioni concluse è emerso con chiarezza che l’idea della grande alleanza tra il Pd e le forze produttive e moderate della città si è rivelata vincente. Viterbo si è voluta liberare delle troppe occasioni perse e delle incapacità che l’hanno avvolta in questi anni”.

Beppe Fioroni e Sandro Zucchi

Beppe Fioroni e Sandro Zucchi

Quindi, per lei e per gli altri due nessun merito?

“Diciamo che abbiamo condiviso il progetto. Che però è stato realizzato attorno a un sindaco capace, competente e concreto. Un uomo consapevole del fatto che Viterbo non ha bisogno di parole, ma di molti fatti”.

Comunque sia, per vincere a Viterbo ci voleva un democristiano. Il centrosinistra ha dovuto usare la stessa tattica che ha portato per due volte Prodi a battere Berlusconi…

“Io non valuto con le categorie dei ricordi la capacità della politica. Diceva Aldo Moro che la politica deve cogliere in anticipo i segni dei tempo e dare agli elettori una speranza e una certezza di futuro. Leonardo Nichelini a incarnato tutto ciò”.

Cosa si prova a vincere una partita così importante dopo 18 anni di continue sconfitte?

“E’ una grande soddisfazione per il centrosinistra, che ha dato prova di saper tenere assieme la complessità della società viterbese, non rifiutando il cambiamento e l’innovazione. Viterbo con questa elezione ha cambiato l’anima e il profilo del centrosinistra. Per questo motivo ci tengo particolarmente a ringraziare Sel, che ha compreso e condiviso lo sforzo, nonché le liste civiche di Michelini e Treta, che hanno messo in luce la voglia di una parte della città di ritornare a essere protagonista del proprio futuro”.

Leonardo Michelini con Roberto Pepponi

Leonardo Michelini con Roberto Pepponi

E la lista Viva Viterbo?

“Ha rappresentato più di altri che c’è un modello su cui investire e su cui costruire la crescita e lo sviluppo della città. Un valore aggiunto che i viterbesi hanno sposato”.

E adesso? Michelini sarà libero di agire autonomamente o arriveranno telefonate dall’alto?

“Non so se Leonardo riceva chiamate dal Padreterno. Al di là della battuta, i viterbesi che lo hanno votato sanno lui è uno che ascolta tutti, ma poi decide da solo con la determinazione e la caparbietà che lo contraddistinguono. Mi auguro che tutti abbiano chiaro questo”.

Visti anche i risultati nel resto d’italia, il Pd sta rinascendo dalle sue ceneri?

“Quelli di questo turno elettorale sono risultati incoraggianti che dimostrano come i nostri elettori abbiano apprezzato il nostro senso di responsabilità nel dare un governo al Paese e nel cercare di risolvere le emergenze sociali. Questo dato rafforza il governo. E tutti coloro che pensavano di fargli uno sgambetto ora sanno di farlo contro la volontà degli elettori, che non li capirebbero”.

La gioia dei micheliniani

La gioia dei micheliniani

Perché però il Pd non vince mai le politiche?

“Ora dobbiamo guardare al futuro. Il Pd, con la responsabilità della guida del governo, sta dimostrando di essere in grado di dare risposte agli italiani. E col prossimo congresso troverà anche le risposte sul perché delle sconfitte. Io credo che per vincere sia importante far votare gli italiani su un progetto credibile e sulla base di questo scegliere il leader migliore”.

A proposito: come la mettiamo con Matteo Renzi?

“Io credo che Renzi sarà il presidente del Consiglio di domani. Oggi, più sosterrà Enrico Letta e meno si riprodurrà nel pd l’immagine dei due galli nel pollaio”.

Torniamo a Viterbo. Quali sono le cose da fare subito?

“A ognuno il suo mestiere: queste le decideranno Michelini e la sua giunta. Io tutt’al più posso essere a disposizione quando e se sarà necessario il mio aiuto”.

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24   Commenti

  1. Giorgio Molino scrive:

    Giusto: a ognuno il suo mestiere. Torni quindi Peppe Bucia a fare il politicante a Roma e lasci lavorare Michelini, che non ha certo bisogno dei suoi interessatissimi consigli.

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